Cari amici ecco il nuovo blog  che vi racconterà il viaggio intorno al mondo di Argentina con Paolo ed Enrico.
Ringrazio Edoardo Scotto che lo ha realizzato e lo aggiornerà con il diario di bordo insieme a Renato. Saremo così in contatto con tutti coloro che vorranno seguirci nella nostra avventura. Come probabilmente saprete, dopo la prima traversata atlantica con Enzo, Argentina ha dovuto aspettare qualche anno gravato da problematiche varie,dubbi e incertezze prima di poter riprendere il largo.Nel frattempo su Argentina sono state apportate tante migliorie la cui realizzazione mi ha comportato un anno di intenso e faticoso lavoro. Eccoci quindi pronti a" respirare il vento degli Alisei",come dice la frase di H.Martinson, ma partendo da una convinzione intima di ricerca di se stessi. Frase sicuramente abusata da chi è sempre in cerca d'avventura in qualsiasi campo sia esso mare,montagna o quant'altro. E' per questo motivo che invece di aprire il blog con una foto "gagliarda e potente" apriamo con una foto raccolta e meditativa: la foto di Argentina all'ancora in una baia di una piccola isola greca " Kyra Panagia" dove è situato il Monastero ortodosso omonimo abitato da un monaco solitario. L'anno scorso quando abbiamo visitato il monastero mi sono fermato in un punto panoramico e dall'alto ho visto Argentina, sola, racchiusa in questa magnifica insenatura ed ho provato una sensazione intima, di raccoglimento, probabilmente esaltata anche dal luogo. Credo che questo spirito,questa sensazione mi accompagnerà durante la nuova lunga avventura.
Buon viaggio e buon vento a tutti gli amici che navigheranno con noi e buona lettura a tutti quelli che ci seguiranno da lontano e che incontreremo ogni anno al nostro "Argentina Party".
Ciao a tutti. 
Paolo.

mercoledì 7 marzo 2018

GOOD HOPE, IL CAPO DELLE TEMPESTE E QUINDI DELLA BUONA SPERANZA.....(SPERANZA CHE ME LA CAVO)

3 marzo 2018 lat 34 21 sud long 18 27 est

Dopo aver passato Capo Agulhas il vento ha continuato a fare il suo lavoro
e la barca ha filato dritta verso il Capo di Buona Speranza.
Il nome evidenzia la difficolta' di doppiare questo capo.
Venti molto forti e rapidamente variabili, influenzati molto anche
dall'orografia del posto, hanno reso la navigazione intorno a questo capo
una vera incognita.
Geograficamente il Capo sud dell'Africa è quello di Agulhas ma quello piu'
noto e' Buona Speranza: qui spesso le condizioni meteo sono piu' dure.
Capo Horn (sud America), Capo Leeuwin (Australia) e Capo di Buona
Speranza sono i tre passaggi fondamentali della navigazione intorno al
mondo dove molte navi e velieri hanno finito per sempre la loro rotta.
Capo di Buona Speranza

Nel nostro piccolo Mediterraneo ci sono tanti passaggi impegnativi ma uno
in particolare mi torna in mente: Capo Sounio in Grecia. Divide il golfo
del Saronico di Atene dal Mar Egeo delle isole Cicladi.
Li il Meltemi soffia in estate sempre molto forte e gli antichi Greci, con
le loro piccole barche, hanno pensato bene che raccomandarsi l'anima a
qualcuno, prima di affrontare la traversata, era il minimo indispensabile.
E cosi', alto sul capo e rivolto ad oriente, hanno costruito un
bellissimo tempio dedicato a Poseidone dio del mare e delle tempeste.
Eolo, invece, dio del vento non ha avuto nessun tributo... forse perche'
“ubi maior minor cessat”.
Ma torniamo all'oceano. Bellissimo l'avvicinamento al capo di Buona
Speranza: la notte, illuminata da una splendida luna piena, e' scivolata
via rapidamente tanto che Fabrizio ha raddoppiato il suo turno di guardia
per poter finalmente realizzare quello che, per motivi di lavoro, aveva
dovuto abbandonare due anni fa.
Poco dopo l'alba siamo di fronte al capo. Lo rasentiamo in una luce
chiara, fredda e tagliente che ne evidenzia tutti i contorni.
Wonderful!!!
Foto di rito e poi via verso Cape Town.
Paolo e Fabrizio

Ancora 30 miglia di un vento perfetto ed entriamo in porto.

Water Front Marina, passati due ponti levatoi, ci accoglie al sicuro nel
centro della citta'.
Dopo cinque giorni di navigazione da Durban, Argentina e' ben ormeggiata
in attesa dei soliti lavori.
Paolo
Ormeggiati a Cape Town

DUE OCEANI CHE SI INCONTRANO E SCONTRANO


2 marzo CAPO AGULHAS lat 34 50 sud long 20 00 est

Il vento ci aveva mollato dopo una notte dura in cui avevamo dovuto
ammainare tutta la randa e da quel momento leggere brezze di poppa,
insufficienti a spingere la barca a velocita' accettabili, ci avevano
costretto ad accendere il motore per quasi due giorni. Non sapendo
quando sarebbe tornato il vento decente procedevamo a basso numero di giri
per consumare meno.
Il pieno lasciato dal precedente equipaggio non era un vero pieno e tre
taniche riempite all'ultimo momento prima di partire ci davano
tranquillita'
Avremmo potuto fermarci nei vari porti che ci sono lungo la costa ma la
previsione favorevole dell'arrivo di un buon sud est ci hanno convinto a
continuare.
Oltretutto Fabrizio il 10 marzo ha l'aereo di ritorno: deve tornare a
lavorare.....a proposito lui e' comandante di battello e fa servizio sul
Lago di Garda; se passate da quelle parti fatevi un giro su una unita'
della Navigarda comandata da Fabrizio Raspolini.
Tornando alle acque salate verso la notte del primo marzo e' tornato un
vento moderato che ci ha permesso di spegnere il motore. La corrente di
Agulhas, che ci aiutava per procedere verso ovest, ormai e' scomparsa
inabbissandosi nel mare in un'altra direzione.
Il giorno dopo, la previsione si avvera e procediamo bene verso Capo
Aghulas. E' il punto piu' basso dell'Africa, e' il vero capo che divide
gli oceani, quello Indiano da quello Atlantico....finalmente si torna a
respirare l'aria Atlantica, aria di casa.
Capo Aghulas

Con le ultime luci del tramonto siamo al traverso del Capo. E' il punto
piu' sud in questo emisfero durante tutto il giro del mondo.
Foto di rito e via verso la notte che potrebbe essere l'ultima prima di
arrivare al famoso Capo di Buona Speranza e finalmente a Cape Town.
Paolo


giovedì 1 marzo 2018

2018 ULTIMA TAPPA. FINALMENTE PARTITI !!!!!


Martedi 27 febbraio 2018 ore 11 lat 32 36 sud long 28 47 est verso
il Capo di Buona speranza

Stiamo navigando a motore costeggiando la costa Sud Africana verso Port
Elisabet.
Dopo una nottataccia con punte a 40 nodi ( abbiamo dovuto tirar giu'
tutta la randa), oggi il sole e il poco vento ci concedono un riposo. Ma
la velocita' rimane alta 11 nodi perche' la corrente di Agulas ci da una
bella spinta .
In caso di vento da sud ovest che contrasta questa corrente si creano onde
altissime e bisogna rifugiarsi nei porti che sono a circa 2/300 miglia
l'uno dall'altro.
Comunque finalmente siamo partiti.
Con Fabrizio abbiamo sgobbato come neri (anche se non e' politicamente
corretto dirlo in Africa) dal 13 febbraio nel cantiere dove Enrico,
Maurizio e Michele avevano lasciato la barca in secca ad ottobre scorso.
Come al solito mille problemi tecnici e burocratici. Dall'ennesima
riparazione del generatore che , nonostante gli ennesimi mille euro spesi,
ancora non funziona alla difficolta' di pagamento del cantiere e della
pittura della barca.
Sembra incredibile ma qui paghi (poco) una cena usando la carta di credito
mentre il cantiere vuole i soldi in contanti. Evasione fiscale: tutto il
mondo e' paese!
E allora si parte per la ricerca della banca per il cambio.
Per (Piero) , il proprietario del cantiere (di cui poi vi diro'😉ci
accompagna in una banca di sua fiducia.



Una graziosa impiegata indiana ( qui sono il 30% della popolazione) ci
avverte, pero', dopo mezz'ora di fila, che ci vuole un'altra ora per avere
dall'ufficio centrale l'autorizzazione al cambio
Esasperati riprendiamo il malloppo ed andiamo alla porta a fianco ove un
cambiavalute ci accontenta in cinque minuti ad un tasso di cambio forse
anche migliore. Solo che il mio malloppo diventa gigantesco, infatti la
moneta locale e' cambiata 14 a 1 con l'euro. Schiaffo tutto nello zaino
con Fabrizio che mi fa da guardaspalle ( qui la criminilata' e
presente....ma qual'e' il paese che ne e' esente?) e con l'affabile Per
andiamo in macchina al suo ufficio.
Per ,un danese di 80 anni ancora molto attivo ed ex console onorario per
il suo paese, ci accoglie nel suo ufficio e dopo un caffe' ci affida nelle
mani di Caroline, un'altra graziosa indiana che e' la sua segretaria, piu'
valida della sua mano destra.
Per aveva esordito dicendo che "forse Caroline doveva parlare con noi di
qualche non chiara questione che io (Per) non so bene".. Si sa : i veri
signori (e Per lo e' o fa finta?) non parlano mai di cose cosi' meschine
come i soldi.
Ricordo che anche l'avvocato Agnelli girava sempre senza soldi: c'era
sempre qualcuno che pagava i suoi conti. Vizietto comune anche ai nostri
giorni di certe persone.
Divagazioni a parte, Caroline ci presenta il conto (prezzi in linea con il
servizio e la qualita' del cantiere) e si mette a contare varie mazzette
di soldi alte almeno 2 centimetri. Dopo dieci minuti tutto e' ok e con
uno smagliante sorriso, in cui spunta un evidente dente d'oro (ma qui non
e' come da noi dove si nasconde, qui si mostra per dimostrare quello che
ci si puo' permettere) ci consegna la ricevuta e ci riaffida
all'ineffabile Per che, nel frattempo, si e' ben guardato dall'assistere
al passaggio di mano di quello che una volta i Cattolici definivano : lo
sterco del diavolo.
Per, gentilissimo, ci accompagna anche a comprare una bombola di gas nuova
perche' naturalmente la nostra e' troppo arruginita e non la vogliono
ricaricare.
Insomma Per un amico? SI/No, ma certamente un personaggio interessante e
in fondo gentile. Ci ha invitato anche a pranzo nella sua villa che per
lui e sua moglie era un sogno perche' si vedeva la foresta africana e un
fiumicello con cascata.
Naturalmente ho commentato solo con complimenti ma dentro di me pensavo:
si si bello il bosco e il ruscello ma vedere da casa le Mura Aureliane, il
campanile duecentesco di San Giovanni a Porta Latina e il tempietto di
Borromini di San Giovanni in Oleo per me e' un'altra cosa. E' vedere il
fluire della Storia.
La giornata comunque e' passata piacevolmente anche conversando con un
amico sudfricano di Per. Certo io avevo una grande difficolta' a capire,
meno ad esprimermi, ma l'ottimo Fabrizio aveva la pazienza di tradurre le
molte cose che capivo male.
I giorni successivi sono trascorsi con altri lavori e pratiche
burocratiche ma questa volta la situazione logistica era ben piu' comoda
perche' finalmente eravamo andati con la barca, tornata in acqua , al
marina di Durban. Pontili fatiscenti che erano stati massacrati da un
uragano prima che Argentina arrivasse l'anno scorso in porto ma almeno si
dormiva freschi e senza zanzare.


A meta' della scorsa settimana e' arrivato anche Enrico e con lui abbiamo
concluso gli ultimi preparativi per la partenza.
Ieri finalmente Argentina ha mollato gli ormeggi e si e' avventurata in
uno dei piu' famosi passaggi della marineria: il Capo di Buona Speranza
che come dice la parola stessa (Ferrini docet) rappresenta un obiettivo di
qualsiasi navigatore.
Chiudo esprimendo pubblicamente un ringraziamento a Fabrizio. Io prima
non lo conoscevo: ci avevo parlato per telefono dopo la presentazione di
un alto amico. Ci siamo conosciuti a Durban e subito ho apprezzato le le
sue competenze, ma la cosa che mi ha piu' colpito e' stata la sua
generosita' e il suo entusiasmo ( forse dovuto anche ai suoi 38 anni) che
mi hanno dato la forza per finire questo ennesimo lavoro di preparazione
della barca.
Ho capito che ormai le energie per finire questo viaggio intorno al mondo
stanno scemando.
E' ora di chiudere e tornare a casa anche per non abusare della pazienza
di Rita che ne ha avuta tanta. Grazie amore mio.
Un saluto a tutti gli amici che hanno ricominciato a leggerci.
Paolo

lunedì 30 ottobre 2017

26 ottobre DURBAN lat 29 52 sud long 31 04 est diario da Roma

ARRIVATI;  PER QUEST'ANNO SI CHIUDE 

La mattina del 24 Argentina è entrata nel porto di Durban trovando una situazione seria a causa di una fortissima perturbazione che,una settimana prima, aveva mezzo distrutto il marina.   Così Enrico, Maurizio e Michele, dopo 10 giorni di navigazione, si sono trovati un po' in mezzo alla desolazione non potendo ormeggiarsi a nessuna banchina.     Ora sono fermi all'ancora dentro al porto.   Probabilmente lunedì andranno (marea e bassi fondali permettendo) davanti al cantiere per tirar su la barca e metterla in secca.  
Per fortuna a marzo avevo prenotato il posto e quindi non ci dovrebbero essere problemi.   Sembra che loro abbiano avuto gli ultimi due giorni nauticamente impegnativi per la coda della perturbazione di cui sopra.
Altre notizie non ne ho dato che i tre sono stati poco loquaci.
Finisce qui il diario di quest'anno e riprenderà l'anno prossimo a Febbraio con la descrizione dell'impegnativo passaggio del Capo di Buona Speranza.
Poi ci sarà tutto l'Atlantico da risalire per rientrare a casa nel "Mare Nostrum".
Grazie a voi per averci seguito e a Renato per il lavoro di pubblicazione.
Ciao a tutti.    
Paolo
Argentina a Durban
La marina di Durban prima della devastazione

venerdì 20 ottobre 2017

19 ottobre 2017 diario da Roma; latitudine 27 16 sud, longitudine 45 27 est



UNA SITUAZIONE PROBLEMATICA RISOLTA DA UN VERO AMICO: MAURIZIO

Come molti di voi sanno io sono a casa e non in barca mentre Argentina sta navigando con Enrico, Maurizio e Michele verso il Sud Africa.
Purtroppo in Madagascar Rita si è presa la malaria. 
 Aveva istruito tutti sulla profilassi e tutti, obbedienti, la stavamo facendo. Poi la mancanza di zanzare e il mal di stomaco provocato a Rita ed altri dal Malarone (ma che fantasia per dare i nomi a questi farmaci!!!) hanno fatto desistere dal continuare la prevenzione.Rita aveva avvisato tutti che il rischio era basso ma permaneva. E infatti due giorni dopo una maledetta anofele si era riuscita a ficcare tra le pieghe della zanzariera del nostro letto e ,sfiga colossale, l’ha punta.Rita ha subito pensato al peggio tra la generale derisione che affidava le proprie certezze al calcolo delle probabilità. “E’ come se vincessi il biglietto della lotteria Italia” sentenziavano tutti e invece poi il biglietto del “plasmodium” lo ha vinto per davvero. (quest’anno un biglietto della lotteria lo compreremo per la prima volta….. hai visto mai! ).

Rita in clinica

Puntuale come un orologio la febbre malarica si è manifestata dopo una settimana e (facendola breve) più tardi le analisi fatte in un laboratorio di Antanarivo, la capitale, confermavano la presenza del famoso plasmodium falciparum.
A quel punto, non essendo Rita in grado di viaggiare , è scattato il ricovero nella miglior clinica privata del Madagascar.
Sottoposta a cure da cavallo con il chinino ed altri farmaci ( che hanno avuto anche altri pericolosi effetti secondari tra cui una crisi violenta con trasferimento in rianimazione) dopo 15 giorni è stata dimessa per tornare a Roma con l’accompagnamento di un medico malgascio che la controllasse durante il volo.
L’assicurazione ha pensato a tutto: dal primo giorno di ricovero fino all’arrivo a Roma. Solo l’iniziale resistenza da parte dell’assicurazione di acconsentire all’accompagnamento medico ha oscurato un servizio encomiabile.
E così ci siamo ritrovati a fine settembre a Roma per continuare gli esami e le cure per una malattia che in Italia,per fortuna, è poco diffusa ma anche poco conosciuta.
Mentre in Africa è roba di ordinaria amministrazione e la cura è stata immediata ed efficacie, qui, in Italia, la sensazione è stata di trovarsi davanti a qualche incertezza dovuta alla scarsa casistica.
Ad oggi la malaria dovrebbe essere superata (mancano gli ultimi riscontri) e tra poco Rita dovrebbe smettere di prendere una quantità sovrabbondante di farmaci.
Questa brutta avventura ha comportato per me uno stravolgimento dei programmi.
Invece che stare impegnato 15 giorni in una stanza di ospedale per assistere Rita, avrei dovuto passare 15 giorni di vacanza a Reunion con Dario, Giovanna e ovviamente Rita. Poi dopo il 10 ottobre con Enrico, Michele ed Enzo sarei dovuto partire per il Sud Africa.
Quattro persone, per un tratto impegnativo della traversata, avrebbero costituito un ottimo equipaggio, ma il caso a voluto che io fossi bloccato e che anche Enzo avesse un problema di salute.
Così per Enrico e Michele sarebbe stata dura fare 1500 miglia con una data di partenza in funzione delle condizioni meteo e una data di arrivo non procrastinabile per il ritorno aereo già fissato.
Prima ho cercato una sostituzione fra tutti gli amici barcaroli ma niente; alla fine mi sono rivolto a Maurizio che era appena sceso a Reunion dopo due mesi di navigazione dalla Papua Nuova Guinea alla stessa Reunion.
Maurizio  (a sinistra ) con il padrone-mercenario del ristorante a Reunion


Lui, con grande generosità, ha accettato la mia richiesta ed ora sta navigando insieme agli altri due verso Durban.
Sono partiti sabato 14 con l’ok del nostro amico metereologo Bob; in quel tratto di oceano soffiano i venti generalmente costanti dell’Aliseo ma dopo, il capo sud del Madagascar, i venti cambiano direzione con grande rapidità e verso la costa del Sud Africa scorre la famosa corrente di Agulhas. Questa corrente calda, che scende lungo la costa sud est dell’Africa fino al capo più a sud del continente, quando si scontra con i venti da sud ovest, genera onde anomale causa di numerosi naufragi.
Anche nel tratto successivo, quello del passaggio del Capo di Buona Speranza, dovremo fare i conti con questo pericoloso fenomeno. Ma questo sarà un problema dell’anno prossimo.
Per ora Argentina sta navigando bene dopo aver risolto il problema del Watt&sea ma non quelli del generatore e del dissalatore che mi ero ripromesso di risolvere una volta tornato a Reunion.
Mi spiace non essere in barca ed aver così interrotto, per un piccolo tratto, una traccia che sulle carte è partita da Fiumicino e li dovrebbe tornare dopo l’estate 2018, ma d’altronde “UBI MAIOR MINOR CESSAT”.
Buon vento ai tre naviganti e ad Argentina.
Paolo
Il regime dei venti tra Reunion ed il Sud Africa dal sito   windy.com

domenica 10 settembre 2017

Madagascar 10 settembre 2017



Siamo a Ivato, vicino all'aeroporto di Tana, nella accogliente casa di Amy Travel, la ottima agenzia di viaggi che ci ha organizzato la vacanza, corrispondente malgascia dell'altrettanto commendevole agenzia trentina Bolgia, cui ci siamo rivolti in Italia. La nostra vacanza finisce ora e salutiamo Rita e Paolo, che resteranno qui con Dario e Giovanna. 
Veramente Amy Travel e la nostra guida, Honoré, hanno organizzato il viaggio in modo impeccabile. Un grazie va anche alle donne del gruppo, che si sono date tutte molto da fare per la buona riuscita di questo viaggio. Dopo i ringraziamenti, doverosi ma non per questo meno sentiti, qualche impressione di viaggio, o sprazzo di memoria.
Dopo il Post precedente abbiamo visto posti veramente belli.

Tutta la zona intorno a Salary è notevole per le sue bianchissime spiagge e per i suoi numerosi villaggi di pescatori. Abbiamo vissuto un bel momento quando siamo arrivati in uno di questi, sotto una candida duna sabbiosa, a venti minuti a piedi dal Salary Bay, assieme alle barche dei pescatori che tornano a casa. Tutto il villaggio partecipa, tirando le barche a riva e scaricando il pescato dalle piroghe a vela. Con una di queste torniamo all'albergo, contenti di aver vissuto uno scorcio autentico di vita malgascia.
Poi lasciamo le bianche e incontaminate spiagge della costa Ovest, verso l'interno.
Al parco di Isalo, vediamo grandi formazioni di arenaria, rocce spesso tondeggianti che ricordano le Olga Mountains australiane, vicino a Uluru, o Ayer's Rock. Facciamo un giro a piedi, abbastanza stancante per Dario, il cui ginocchio sifolino fa i capricci, ma bello soprattutto nella parte iniziale, su una specie di plateau. Abbiamo l'impressione che il Parco abbia grandi possibilità, ancora poco sfruttate. Il giro che facciamo, pur bello e lunghetto, ignora totalmente una grande area di rocce tondeggianti che sarebbe bello percorrere.

Il nostro albergo, il Jardin du Roy (loro lo scrivono così), è molto ben inserito in questo bel paesaggio. E siamo contenti di passarci due notti, allietate anche da un'ottima cucina.
Via poi verso Andringitra, un parco caratterizzato da grandi pareti di granito, estese in lunghezza, ad occhio due o tre chilometri, e in altezza, almeno 800 metri. Per dei rocciatori come Paolo, Dario e me è una vista che toglie il respiro. Le vie sono tutte di forti difficoltà, dato che le più facili sono intorno al 6c. La grande parete dello Tsaranura, ha molti colori,  a volte gialla e verde di licheni su un fondo grigio-marrone. Essa s'impone maestosa allo sguardo di chi come noi soggiorni allo Tsarasoa, una struttura che un tempo deve esser stata molto bella ma che ora pare molto trascurata, sospettiamo a causa di un gestore, francese, molto disattento. Il giorno dopo il nostro arrivo ci dividiamo in due gruppi, alcuni arrivano in cima ad un roccione che sovrasta i nostri Bungalow, il Camaleonte; io con altri faccio un lungo giro intorno al paretone. Mentre saliamo con fatica verso un passo che separa due segmenti del paretone vediamo una cordata impegnata in una grande via. Sono formichine in una enorme lavagna. 

A sera li vedremo che preparano il bivacco, con portaledge naturalmente, e la mattina dopo li scrutiamo con un po' di invidia mentre, molto lentamente, ripartono verso la loro fatica.
Questo secondo giro è lungo ma di grande impatto visivo e direi anche emotivo. In alcuni tratti ci si deve aiutare tenendosi ad una corda che la nostra guida, Augustin, mette giù per un paio di brevi tratti in salita, e per un tratto, però più lungo, in discesa. Sostiamo a riposare su un mammellone quando resta solo una mezz'oretta di facile discesa e siamo molto contenti del riso alla cantonese che ci mangiamo al sole. In discesa troviamo due ragazzi genovesi che hanno scalato il Lemure Wall, non più di 6a dicono, e che nei prossimo giorni vorrebbero scalare Out of Africa, una via aperta fra gli altri anche da Michel Piola. Conoscono anche Marco Schenone, un alpinista genovese che con me e Paolo partecipò ad una ricognizione nell'Hindu Kush ormai tanti anni fa, nel 2000.
Andringitra è un posto veramente speciale, che mi resterà a lungo nel cuore. Lo lasciamo a malincuore anche perché ormai il nostro giro volge al termine.
Abbiamo visitato un Paese dove l'aspettativa di vita alla nascita è, dice il nostro efficientissimo Honoré, di 54 anni, difatti se abbiamo visto pochissimi vecchi il motivo è banale; muoiono prima di diventarlo.
Oltre alle candide sabbie di Salary, alle grandi pareti di Andringitra e alle rocce di Isalo, ci resterà nel cuore lo sguardo dei tantissimi bambini, insieme al loro sorriso di bimbi  aperti alla vita in questo Paese, dove probabilmente Lucia ed io non torneremo più, ma che abbiano imparato ad amare anche per merito loro, sperando che il loro futuro sia meno duro di quello che a noi parrebbe oggi probabile.
Grazie a tutti di questa bella esperienza.

Salvatore Bragantini