Cari amici ecco il nuovo blog  che vi racconterà il viaggio intorno al mondo di Argentina con Paolo ed Enrico.
Ringrazio Edoardo Scotto che lo ha realizzato e lo aggiornerà con il diario di bordo insieme a Renato. Saremo così in contatto con tutti coloro che vorranno seguirci nella nostra avventura. Come probabilmente saprete, dopo la prima traversata atlantica con Enzo, Argentina ha dovuto aspettare qualche anno gravato da problematiche varie,dubbi e incertezze prima di poter riprendere il largo.Nel frattempo su Argentina sono state apportate tante migliorie la cui realizzazione mi ha comportato un anno di intenso e faticoso lavoro. Eccoci quindi pronti a" respirare il vento degli Alisei",come dice la frase di H.Martinson, ma partendo da una convinzione intima di ricerca di se stessi. Frase sicuramente abusata da chi è sempre in cerca d'avventura in qualsiasi campo sia esso mare,montagna o quant'altro. E' per questo motivo che invece di aprire il blog con una foto "gagliarda e potente" apriamo con una foto raccolta e meditativa: la foto di Argentina all'ancora in una baia di una piccola isola greca " Kyra Panagia" dove è situato il Monastero ortodosso omonimo abitato da un monaco solitario. L'anno scorso quando abbiamo visitato il monastero mi sono fermato in un punto panoramico e dall'alto ho visto Argentina, sola, racchiusa in questa magnifica insenatura ed ho provato una sensazione intima, di raccoglimento, probabilmente esaltata anche dal luogo. Credo che questo spirito,questa sensazione mi accompagnerà durante la nuova lunga avventura.
Buon viaggio e buon vento a tutti gli amici che navigheranno con noi e buona lettura a tutti quelli che ci seguiranno da lontano e che incontreremo ogni anno al nostro "Argentina Party".
Ciao a tutti. 
Paolo.

lunedì 11 luglio 2016

4 - 7 luglio 2016 Niue Lat 19 03 11S Long 169 55 21W NIUE: un castello di calcare contro la forza dell'oceano



Come previsto, verso le 11 di sera del 4 siamo arrivati davanti al molo
di Niue.    Ci ha accolto lo sbuf e lo splash di una balena (la cui
sagoma abbiamo appena intravisto nel buio); qui e' infatti iniziato il
periodo del passaggio dei cetacei.   Con un po' di difficolta', nemmeno
uno spicchietto di luna ci aiuta, riusciamo ad individuare una boa e
finalmente ci leghiamo.   Cuciniamo tre bistecche di un tonno di 12 kg
che aveva abboccato poco prima del tramonto e poi a nanna.

5 luglio  Niue
La mattina l'isola ci appare come una muraglia continua alta 20-30 metri
con sopra tutta la lussureggiante vegetazione tropicale.   Contattiamo
per radio la capitaneria per ricevere l'ispezione (da qui in poi non si potra' piu scendere a terra subito per fare frontiera) ma, poiche' il nostro inglese e' scadente e la radio ne peggiora ancor piu' la comprensione, capiamo che la visita non verra' e che dobbiamo andare
noi.   In realta' avremmo dovuto attuare un'altra procedura di cui vi
risparmio la noiosa descrizione.  Scendiamo a terra e qui una gentile signora (XXXL, ma quando torneranno ad essere di taglia regolare!?) ci consiglia di alare il gommone con la gru per proteggerlo da eventuali ondate contro l'unica banchina del porto.  In realta' si tratta di un semplice molo che si protende per 40 metri verso il mare dove due volte al mese arriva la nave con i rifornimenti.
Seguiamo il consiglio e con una gru tiriamo su il tender.  Tutto ben organizzato, c'e' anche un carrello per spostarlo e il parcheggio,segnato da strisce gialle, per parcheggiarlo. Sembra un altro mondo di efficienza.
gestione del tender

Poi, mentre Enrico va a fare un giro in bicicletta, Gianni ed io facciamo le pratiche per l'ingresso.  Dopo due ore e' finita e ce ne andiamo a fare un bagno scendendo una scala nella roccia che ci porta a
pelo d'acqua.   Siamo sovrastati da pareti di calcare alte 20 m
incrostate da concrezioni, stallatiti e stalagmiti.  Camminiamo su una piattaforma di calcare dove la marea  ha lasciato pozze d'acqua piene di pesci che dovranno aspettare sei ore per uscire dalla prigione.  Poi ci tuffiamo e la prima cosa che ci colpisce e' la trasparenza dell'acqua:
si vede fino a 40 metri, poi tanti pesci mai visti, serpentelli velenosi ma timidissimi (si tengono ben lontani) e coralli di tutti i tipi e colori. Bellissimo.


La rotta per Niue
6-7 luglio  Niue
Per due giorni, mentre Enrico continua a girare in bicicletta, Gianni ed io affittiamo una macchina.  Guida a destra come in Nuova Zelanda
(menomale che mi ero allenato ad aprile).   Giriamo per due volte sulla
strada costiera per scoprire le meraviglie dell'isola.
La roccia e' tutta lavorata da buchi, merletti di filigrana calcarea, grotte, stallatiti ecc.
Visitiamo Anapale dove una grande spaccatura della roccia, in fondo ad una scala vertiginosa, crea un laghetto oblungo fra du pareti alte 30 metri.  Ci tuffiamo per andare dall'altra parte: l'acqua e' dolce, il fondo a 7 metri sembra di toccarlo per quanto e' pulita l'acqua. Qui ci venivano gli abitanti con delle noci di cocco vuote ,simil borracce, a fare scorte per bere.  Mentre nuoto un pesce rosso, come quelli che nelle case vagano persi in una sfera di cristallo, mi traversa la strada.  Ma come avra' fatto a nascere lui da solo in questo posto?
Poi ecco Togo, un'oasi perduta nella scogliera.  Dalla macchina, dopo mezz'ora di cammino nella foresta, arriviamo sul bordo della piattaforma superiore dell'isola. Da qui un sentierino ripido scende verso l'oceano che, in questo lato est sopravento, martella la costa con onde di dieci metri e l'acqua polverizzata sale fino a noi.  Restiamo a contemplare e filmare tanta violenza,poi ci incamminiamo verso Togo.  All'improvviso si apre 30 metri sotto di noi un enorme buco oblungo di cento metri di diametro. Una ripida scala ci porta sul fondo di sabbia con tante palme protette dalla furia del vicino oceano da pareti di roccia verticali.
Togo  l'oasi perduta nella scogliera
E' pace e silenzio: una vera oasi!  All'improvviso un urletto gentile ci distoglie dalla contemplazione: due cinesine in cima alla scala mostrano
il loro disappunto per questa difficolta' non prevista.   “Come on, come
on” grido loro per incoraggiarle,ma solo una affrontera' coraggiosamente la verticalita'.
Ancora in macchina per raggiungere tanti altri posti : Talava con le sue grotte ed archi giganteschi, Hio con una sottile striscia di sabbia bianca stretta tra i coralli,  Matapa dove acque dolci e salate si mischiano, ed infine Avaiki, sulla costa ovest, dove una grotta immensa ,accessibile solo con la bassa marea, si illumina al tarmonto dei colori delle Dolomiti.
Infine,dopo tanta natura, una visita alla tomba di Peniamina, il primo missionario di Niue  che ha avuto una vita davvero strana.  Era un giovane polinesiano quando, nel 1830 gli isolani respinsero il reverendo John Williams della London Missionary Society.  Wuilliams dovette andar via ma porto' con se in Inghilterra il giovane che fu istruito secondo i
dettami della religione cristiana.    Quando Peniamina volle tornare,
attese 13 anni prima che gli indigeni, forti del loro isolamento, dessero il permesso per il rimpatrio. E da quel giorno la vita di Niue cambio'.  Peniamina, insieme ad altri missionari che lo raggiunsero piu'
tardi, converti' tutta la popolazione che da bellicosa divenne pacifica e socievole com'e' apparsa a noi oggi.  In passato l'isola, popolata intorno al 1000 d.C. dalle Tonga e Samoa, era funestata da lotte intestine tra clan e contro i nuovi venuti; anche il grande capitano Cook non riusci a mettere piede sull'isola.
Domani anticiperemo la partenza verso le isole Tonga per avere ancora vento favorevole.
Paolo

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Archi di talava


8 luglio 2016  in navigazione verso Vava'u Tonga  lat 18 56 Sud  long 171
06 ovest

PIU' DI MEZZO GIRO DEL MONDO

Stamattina,con un po' di rimpianto per la sosta troppo breve, siamo partiti da Niue con un bel vento da NE di 20 nodi che, a dispetto delle previsioni, ancora soffia generoso.
Dovremmo arrivare domani a Vava'u ma domani invece sara' dopodomani nel senso che passeremo la linea del cambio data quindi domani a quest'ora ,le
16,30 , saranno le 16,30 del 10 luglio e non del 9.
In pratica perderemo un giorno della nostra vita.  Su un diario personale si potrebbe scrivere: 9 luglio 2016 giorno non vissuto.
In realta' tutto il tempo guadagnato navigando verso ovest viene improvvisamente azzerato con penale passando una linea immaginaria che
dovrebbe essere l'antimeridiano di Greenwich.   Questo antimeridiano non
e' pero' come tutti gli altri ma va dal polo nord al polo sud con una linea spezzata che tiene conto di convenzioni per non dividere in due le nazioni piu' prossime a questa linea.
Io poi con Rita e Sandro avevo guadagnato ad aprile un giorno volando da Aukland a Tahiti e quindi ora rimetto le cose a posto: l'illusione di essere meno vecchio di 1 giorno tra poco svanira' e domani all'alba saro'
il solito settantenne.
Altra cosa di cui non mi ero accorto e' che, il 4 luglio prima di arrivare a Niue, Argentina ha passato come longitudine piu' di meta' del giro del mondo.  Infatti considerando che Fiumicino,da dove e' partita, ha una longitudine di 12 gradi e 14 primi Est ed essendo ora a 171 gradi e 06 primi Ovest, finora ha percorso 183 gradi e 20 primi di longitudine cioe'
piu di mezzo giro del mondo.
Brava Argentina !!!
Paolo

martedì 5 luglio 2016

4 luglio 2016 ore 5 in navigazione verso Niue lat 18 47 S long 167 29 W



Un aliseo debole in partenza ma un po' sopra le righe dopo la prima
notte di navigazione ci sta spingendo dritti verso Niue.   Ieri abbiamo
navigato tutto il giorno in prima mano con vento fino a 30 nodi.
Tirata giu' la lenza, dopo un po' abbiamo levato tutto data la difficolta'
di portare a bordo un'eventuale preda a causa del mare abbastanza mosso.
Per la notte ho preferito ridurre ancora ed adesso siamo in seconda mano ma la velocita' rimane quasi uguale tra i 7 e i 14 nodi.
Quando siamo partiti prevedevamo di arrivare la matina di domani 5 luglio, ma il vento forte ci anticipera' a stanotte.  L'arrivo, anche se di notte, non dovrebbe essere particolarmente complicato perche' di fronte al paese ci sono le boe di ormeggio e li dovremmo attaccarci.
Altra possibilita' di sosta non esiste perche' Niue e' un atollo corallino senza laguna e senza barriera: le sue pareti sprofondano nel
mare quasi verticalmente.   E' come un castello di roccia, alto una
settantina di metri con in cima il fondo prosciugato dell'antica laguna.
 Qui sopra ( leggo dalla guida ) c'e' una specie di valle coperta di giungla e di palme,fiori, alberi del pane tra cui volano bellissime farfalle e pappagalli colorati.  Continuo a leggere delle pareti dell'atollo traforate da archi, grotte con stallattiti e con bellissime piscine naturali in corrispondenza delle vecchie passe.
Vedremo!
Paolo 


lunedì 4 luglio 2016

30 giugno 2016 Palmerston Lat 18 02 S Long 163 11 W

TENACIA O (SANA)FOLLIA

Ore 9: siamo attaccati a una boa di fronte al motu piu grande e abitato
di Palmerston.
Durante la notte abbiamo navigato con vele ridotte per diminuire la
velocita' ed arrivare con la luce: alla fine e' rimasto solo un pezzetto
di fiocco e comunque si viaggiava a 4-5 nodi.    Alle 8, mentre
perlustriamo di fronte al motu per individuare le boe, ci viene incontro
una barca che attraversa la barriera in maniera del tutto
incomprensibile: il mare frange dolcemente su tutta la linea, sembra non
esserci il buco attraverso cui e' uscita la barca.    Good morning: ci
saluta il giovane polinesiano. E gia' da qui si capisce che abbiamo
chiuso un capitolo del nostro viaggio: la Polinesia francese e' finita e
da cui fino a novembre parlero' (nei limiti del mio possibile)
l'inglese.  Da questa longitudine in poi (verso ovest) gli inglesi, o
meglio i neozelandesi, la fanno da padroni o meglio da protettori e
questa protezione cara gli costa.   Come la Francia nella sua Polinesia,
cosi' la Nuova Zelanda mantiene una assistenza sociale (sanita' ed
istruzione) piu' che soddisfacente.

Laguna di Palmerston
 
Torniamo al nostro giovanotto. Ci indica una boa fra le quattro libere,
un'altra e' occupata da una barchetta di 10 metri da una coppia di
giovani francesi che conosceremo tra poco.   Andiamo verso la boa ed al
secondo tentativo riusciamo, con il suo aiuto, a fissare due cime alla
boa.   Ci consiglia di far scendere l'ancora fino ad un metro sopra il
fondo.  Rimaniamo un po' stupiti da questo consiglio ma poi ricordandomi
di quello che avevo letto sul diario di Refola (una barca di italiani
che ci preceduto di due anni) tiro giu' 10 metri di catena.     Insomma
Refola scrive che l'anno prima del loro passaggio una barca di americani
non segui questo consiglio; il vento giro' improvvisamente e la barca
ando' a sbattere sulla barriera: loro si salvarono ma persero la barca.
Finalmente concluso l'ormeggio il ragazzo ci annuncia l'arrivo del
personale per la dogana,immigrazione,controllo sanitario ecc.  Insomma
per un posto cosi' piccolo tanti controlli!   Due ore dopo ecco tornare
sempre la stessa barca guidata dallo stesso e con a bordo i tre
funzionari.  Salgono e la prima, una signora che come da tradizione e'
xxxl, comincia a spargere insetticida da per tutto.  Speriamo che almeno
ci stermini le farfalline della pasta o pane che hanno cominciato ad
invadere l'armadietto.  Poi gli altri due completano le pratiche di
ingresso; paghiamo circa 130 $ e finalmente le formalita' sono finite:
possiamo scendere a terra.    Saliamo sulla loro barca,passiamo a
prendere i francesi dell'altra barca ed il timoniere( il giovanotto) si
avvia verso la barriera.   Ma da dove passera' dato che si vede tutto un
frangere di mare?  Penso: come e' uscito cosi' entrera'  e qui comincia
una sensazione di fastidio mista a curiosita' e speranza.    David
sembra tranquillo al timone,procede spedito verso il muro a pelo
d'acqua.  Poi, miracolosamente (per me!) imbocca la passe e invece di
andare piano, accelera perche' a suo dire cosi' non tocca.   Rimango
molto perplesso su quest'affermazione; ma che vogliamo insegnare a
pregare ai santi?  Ammutolito assisto ad uno slalom a folle velocita'
fra gli scogli che sfrecciano a 30 centimetri dalla barca.  Poi
all'improvviso rallenta:  siamo dentro, e' fatta.  L'anno scorso
un'esperienza simile l'avevo vissuta alle Galapagos con Rita e Sandro.
Finalmente scendiamo a terra e qui, a parte il relitto della barca degli
americani, tutto assomiglia agli atolli delle Tuamotu e un po' anche
alle San Blas.

La tomba di una signora ed in secondo piano quella del fondatore William Marsters

La chiesa di Palmerston lungo la mainstreet creata per dare sfogo ai cicloni

La carcassa della barca americana finita sul reef per non aver seguito il consiglio di Edward Mastersen


Sabbia, palme, qui anche alberi di mogano introdotti da William Marsters
durante la sua colonizzazione.   Andiamo verso il villaggio condotti da
David e il padre Edward che poi ci guidano in un tour del motu.    Con
noi viene anche un giovane neozelandese qui probabilmente per
controllare la centrale dei pannelli solari donata dal suo paese.  Il
giro turistico tocca la centrale,la scuola con un giovane insegnante
americano e moglie sudafricana:lui ovviamente insegna tutte le materie
sia ai bambini che ai giovanotti fino ai 18 anni (questa cosa e' meglio
non diffonderla che altrimenti per risparmiare sui costi dell'istruzione
la nostra ministra vara un piano di sperimentazione).   Proseguendo
passiamo davanti alla chiesa protestante e al cimitero dove naturalmente
sulle lapidi e' scolpito sempre lo stesso cognome: Marsters.  Ci
fermiamo davanti a quella di William, il fondatore, e quindi e'
d'obbligo immortalarla con accanto il pronipote Edward.
In mezz'ora il giro e' finito e torniamo a casa di Edward.    Ci invita
a pranzo. Ovviamente accettiamo e ,sorpresa, c'e' una gran tavolata a
cui gia' siedono oltre Edward e famiglia anche i non locali:l'insegante
con la moglie, il tecnico neozelandese e la coppia di francesi della
barca a fianco.  A proposito dei francesi,guarda i casi della vita, lui
(quarantenne) e' un fortissimo arrampicatore che oltre ad aver fatto le
vie piu' difficili delle dolomiti, monte Bianco e varie altre montagne
del mondo, ha vinto anche gare di arrampicata su roccia e ghiaccio.
Pesce di barriera appena pescato e riso costituiscono il menu': il tutto
offerto da Edward.
Dopo pranzo Gianni ed Enrico si fanno un bagno, io invece mi stendo su
un'amaca in riva al mare  a riposare.  Quando mi sveglio rimango
sdraiato a guardare i colori che dal  giallo della spiaggia  si
susseguono fino all'azzurro del cielo.  Giallo,celeste,ocra del
reef,turchese,verde dei motu,azzurro; non e' come alle “sable rose” di
Fakarava ma qui l'assenza totale di turisti compensa ampiamente.
Poi ripenso alla realta' sociale dell'isola.  Sessanta persone sperdute
su un puntino della carta geografica che con tenacia hanno creato le
condizioni per vivere.   E il mitico  fondatore  William Marsters
perche' mai sara' venuto in un posto cosi' difficile .
Tenacia o sana follia?
Paolo




2 luglio 2016   Palmerston

COMUNISMO IN MEZZO AL PACIFICO

Ieri eravamo rimasti d'accordo con Edward che alle 10 sarebbe venuto a
prenderci e che saremmo andati a pescare con loro e con i francesi
dentro la barriera.  Lui ci aveva detto che prima saremmo andati a
prendere gli uccelli.       Cosa volesse dire non lo capivamo, ma ormai,
dopo due giorni a contato con questa comunita' avevamo assunto un
atteggiamento di traquilla disponibilita' a qualsiasi cosa.
Oggi puntuale arriva la barca, preleviamo i francesi e sbarchiamo a
terra.   A casa sua Edward ci offre il caffe' e ci sediamo a
chiacchierare.   Mi metto vicino ad Alfred, il francese scalatore per
saperne di piu'.  Mi offre una sigaretta appena rollata e mi racconta la
sua attivita' alpinistica; c'e' di tutto....e dipiu' !!!     Sfiorato da
una sana invidia cerco di valorizzarmi/giustificarmi raccontando il mio
alpinismo degli anni sessanta-settanta (secolo scorso!!!!) quando ancora
si arrampicava con gli scarponi rigidi e non con le scarpette di oggi.

Mentre con Alfred vaghiamo tra le montagne di tutto il mondo, Edward
posa la tazza, si alza e con voce decisa intima “ let's go, the birds”.
Tutti in piedi a seguirlo verso questi benedetti uccelli (???).  La
piccola processione si avvia dentro il palmeto e sbuca sulla spiaggia
dall'altra parte del motu.
C'e' quasi tutto il villaggio intorno ad un recinto dentro cui ci sono
decine e decine di questi famosi uccelli: sono i fetoni dalla coda rossa
che, pur abbastanza grossi, essendo ancora giovani non hanno imparato a
volare.
Emily, l'ingegnera francese, ci spiega che gli abitanti li prendono due
volte l'anno ed in numero limitato in modo da mantenere un equilibrio
biologico.
Inizia il momento della distribuzione.  Il fratello di Edward, un tipo
all'apparenza non prettamente atletico  che sembrava con uno sguardo non
sveglio, inforca gli occhiali e apre un quaderno che piu' impataccato
non si puo'.
Ci sono scritti i nomi (non i cognomi che sarebbero tutti ugali) dei
capifamiglia che vengono chiamati uno per volta assegnandogli il numero
di uccelli da prendere.
Il nostro “ragioniere” si dimostra molto piu' abile di quanto sembra e
richiama all'ordine chi si approfitta della confusione, creata dallo
starnazzare degli uccelli e dalle grida dei bambini ecccitati dallo
spettacolo,per arraffare un pennuto in piu'.
Dopo un quarto d'ora la distribuzione e' finita; e' stato assegnato un
(non ancora) volatile per ogni abitante senza tener conto di chi li ha
catturati.
A ciascuno secondo isuoi bisogni: Comunismo in mezzo al Pacifico
Poi ogni famiglia carica su una cariola le sue future vittime.  Noi
seguiamo Edward che tornato a casa, con moglie e figli, inizia a tirare
il collo ai poveretti e a spennarli,  Ci invita ad aiutarlo e subito
Alfred ed Emily si fanno avanti.  Noi tergiversiamo facendo foto.  Poi ,
mentre Enrico e Gianni si allontanano scusandosi per la stanchezza
(!!??), io decido che l'onore di Argentina non puo' essere offuscato dal
gran rifiuto.   Arraffo un poveretto e lo consegno ad Edward per
“prepararmelo”; lui lo stermina in un secondo e me lo da' ancora caldo e
vibrante.   Inzio a spennare prima lentamente  poi, capita la mossa,
accelero e supero Emily: l'onore e' salvo.
Il nostro soggiorno su quest'isola, bellissima sia per i colori sia per
la gente, isola capitata per puro caso sulla nostra rotta, volge al
termine.
Ci riaccompagnano in barca, li salutiamo e gli regaliamo della birra.
Alla vista delle lattine i loro occhi si illuminano d'immenso.
Enrico,colto da entusiasmo,gli annuncia un suo ritorno tra quattro anni;
io ,terrribile pragmatico, mi accontento di un meeting in paradiso.
Facciamo un ultimo bagno a ridosso della barriera dove, in acque
limpidissime, ci godiamo una gran quantita' di pesci e anche qualche
squalo.
Nel pomeriggio molleremo la boa per  partire verso Niue.
Paolo

giovedì 30 giugno 2016

29 giugno 2016 in navigazione verso Palmerston Lat. 17 45 Long. 161 48 SAN PIETRO E PAOLO

Inizio facendo gli auguri a me e a tutti i miei amici con questo nome.
Nel giorno del santo pescatore e del santo viaggiatore eccomi qui a
festeggiare (purtroppo senza la mia signora) in mezzo al Pacifico
veleggiando con 25-30 nodi di vento.    Non sara' una gran festa, come
quella del compleanno passato a cena in un buon ristorante di Tahaa con
Rita,Bruna ,Adolfo e Sandro.  Ma la cena sara' comunque di qualita'
avendo ieri pescato un tonno pinna gialla sui 5 kg che gia' a sera
abbiamo assaggiato crudo con il limone:ottimo.
Domattina dovremmo arrivare a Palmerston, un atollo sperduto nell'oceano
che fino al 1862 era disabitato.   Poi un inglese, William Marsters,
decise di colonizzarlo.  Compro' un bel po di piantine di palme da cocco
e prese (forse le sposo')tre donne polinesiane.  Con armi e bagagli si
fece portar sull'atollo e inizio' la sua opera di pioniere.  Di giorno
seminava le piante, di notte le signore.   Risultato: ad oggi ci sono
vari motu coperti dalle palme e gli abitanti da quattro (1+3) sono
diventati una sessantina tutti, ovviamente, con il cognome Marsters.
Comunque  il nostro, per evitare litigi fra le tre famiglie, ha
provveduto, ancora in vita , a dividere la terra fra le tre
discendenze.  E pare che la cosa abbia funzionato.
Domani ci fermeremo un paio di giorni e magari vi raccontero' qualche
altra curiosita' su questo posto sperduto (sempre se troviamo le boe
descritte dal portolano,indispensabili per ormeggiare dato che non
possiamo entrare nella passe troppo bassa e che non e' possibile mettere
l'ancora visto che le pareti dell'atollo precipitano quasi
verticalmente).
Paolo
p.s. fino a quando non troveremo un wifi niente foto.

25 giugno 2016 Raiatea Uturoa BUROCRAZIA, APPARIZIONI E RIPARAZIONI



25 giugno 2016 Raiatea Uturoa.


Passano due giorni prima che la capitaneria di Tahiti risponda accordando il permesso di uscita.  E' la mail che ho spedito con tutti i dati della barca e con in fondo un timbro del gran Commodoro.  Mi illumino d'immenso e trionfante, anche se sotto la pioggia,mi avvio alla Gendarmerie col mio tablet. Naturalmente oggi e' di turno un gendarme diverso da quello di ieri e quindi si ricomincia da capo; quando poi arrivo a mostrare il tablet con la mail lui esclama d'accord mais ce necessarie le copie papier.  O santa Madonna ,penso tra me e me, dove e come faccio a stampare dal tablet.  Poi mi viene in mente di chiedergli se puo' andare bene inoltrargli la mail del Commodoro.  Lui storce il naso ma poi grufola peut etre ,un istant e telefona al suo superiore. OK si puo' fare.
Lasio i passaporti e un altro modulo cartaceo e nonostante il diluvio vado subito alla posta dove, nel fangoso piazzale di ieri, riprendo il segnale wifi.
Accendo il tablet, reggendo con l'altra l'ombrello: mi servirebbe un'altra mano per digitare. Allora mi ficco l'ombrello nei calzoni (davanti,non dietro come nelle vignette di Altan) e con le due mani lavoro sul tablet finche' una ventata piu' forte delle altre non mi sposta l'ombrello. Istintivamente afferro il manico ma mi cade il tablet nel fango. Porco c...! esclamo furioso  ma quando mi rialzo dopo aver raccolto il tablet, con gli occhi al cielo, noto uno squarcio di sereno.
Un raggio di sole ne approfitta per illuminare il piazzale e improvvisamente mi appare in tutta la sua giunonica bellezza Santa Polinesia.  Da pessimo cattolico (quale sono) mi viene in mente la canzone che al vespro intonava bella tu sei qual sole, bianca piu' della luna, ma le stelle le piu' belle non son belle al par di te.  Veramente Santa Polinesia non e' bianca ma bella abbronzata: i suoi vestiti hanno i colori delle lagune e le sue dolci mani mi accolgono e mi invitano ad avere pazienza.  Rasserenato da questa apparizione, dopo aver girato la mail alla gendarmeria di Raiatea torno in caserma. Voila', esordisco mostrando il tablet, ma lui ,pur non avendo ricevuto ancora niente perche' hanno l'ordinateur scassato, senza controllare niente mi resttituisce i passaporti e il modulo firmato e timbrato.  Il timbro aprira' le porte per uscire: quattro giorni per averlo. Grazie Santa Polinesia!
Il giorno prima era venuto a bordo un tecnico elettronico che si era offerto di riparare l'autopilota rotto. Non era quello interpellato da Vairea ma uno subito disponibile. Avevamo accettato e ieri avevo messo sottosopra la barca per consentirgli di controllare i collegamenti.
Oggi invece alterna momenti di entusiasmo a momenti di assoluto pessimismo. Insomma, appena tornato felice dalla gendarmeria mi devo scontrare con la dura relta' delle riparazioni. Tutto rimandato a domani quando il tecnico riportera' la centralina che terra' in prova tutta la notte.
Per consolarci e festeggiare il permesso di uscita ce ne andiamo a cena al Tom Tom dove oltre a mangiar bene c'e'(come si intuisce dal nome) un ottimo segnale wifi.

Il tavolo da carteggio durante i lavori


26 giugno 2016 Raiatea
ADDIO POLINESIA

La mattina ci svegliamo con una brutta sorpresa: la bici che Enrico aveva legata al palo e' praticamente nuda, manca la sella,le ruote e la pompa. I polinesiani sono simpatici e allegri ma credo che il vizietto di utilizzare le cose altrui non lo abbiano perso.  Non che da noi sia meglio,ma qui fin dai tempi del Capitan Cook, si prendevanoin prestito addirittura le scialuppe di salvataggio della nave inglese. Alle rimostranze di Cook rispondevano che lui aveva ragione, ma poi continuavano tranquillamente a prendere in prestito.
Mentre Enrico riesce a trovare (o meglio comprare) in un negozio tutto il materiale ,io e Gianni attendiamo pazienti il responso del tecnico che nel frattempo e' tornato fiducioso con la centralina.  La monta,ma non va. La rismonta,la riprova,la rigira,la manipola, la modifica ma niente non vuol funzionare.  A questo punto Richard decreta che non c'e'
niente da fare: bisogna cambiare tutto.  Ovviamente qui non si puo'
fare. Partiremo con un solo autopilota. Santa Polinesia ,questa volta non ci ha aiutato.
A mezzogiorno,con il morale non proprio alle stelle e sotto un cielo carico di pioggia molliamo definitivamente gli ormeggi.  Dopo piu' di un anno in Polinesia ci avviamo verso ovest.  Uciamo dalla passe e facciamo rotta verso Suwarrow, un piccolo atollo delle isole Cook con due soli
abitanti: i guardiani del parco nazionale.  Prima di loro l'isola era stata abitata per anni da Tom Mill , un neozelandese che da eremita aveva trovato la pace dei sensi e scritto pure un libro (d'altronde che altro poteva fare?).

La dinette di Argentina durante i lavori


27 giugno 2016
IN NAVIGAZIONE  lat 16 25 S  long 155 38 W

Ieri il vento ha soffiato forte e durante la notte abbiamo preso due mani di terzaroli (ridotto la superficie della randa) con il mare bello formato La mattina ,visto che il vento non molla (fino a 35 nodi in barba alle previsioni di Meteo France e Weather on line che davano concordemente 20
nodi) decidiamo di cambiare destinazione.  Suwarrow,con questo vento, sarebbe impraticabile e anche dentro la laguna si ballerebbe troppo.
Decidiamo di andare direttamente  a Niue, forse fermandoci a Palmerstron un altro curioso atollo sulla strada. La barca, con la velatura ridotta,viaggia sicura in mezzo alle onde arrivando anche a velocita' di
18 nodi sulla terra e 20 sull'acqua.
La sera,memore delle leezioni di Rita, mi esibisco in una frittata.  Vi assicuro che non e' facile girare una frittata di 6 uova mentre la barca rolla e beccheggia. Comunque armato di uno straccio per proteggere il braccio da eventuali scottature, la rigiro almeno tre volte e il risultato e' piu' che soddisfacente.
Paolo