Cari amici ecco il nuovo blog  che vi racconterà il viaggio intorno al mondo di Argentina con Paolo ed Enrico.
Ringrazio Edoardo Scotto che lo ha realizzato e lo aggiornerà con il diario di bordo insieme a Renato. Saremo così in contatto con tutti coloro che vorranno seguirci nella nostra avventura. Come probabilmente saprete, dopo la prima traversata atlantica con Enzo, Argentina ha dovuto aspettare qualche anno gravato da problematiche varie,dubbi e incertezze prima di poter riprendere il largo.Nel frattempo su Argentina sono state apportate tante migliorie la cui realizzazione mi ha comportato un anno di intenso e faticoso lavoro. Eccoci quindi pronti a" respirare il vento degli Alisei",come dice la frase di H.Martinson, ma partendo da una convinzione intima di ricerca di se stessi. Frase sicuramente abusata da chi è sempre in cerca d'avventura in qualsiasi campo sia esso mare,montagna o quant'altro. E' per questo motivo che invece di aprire il blog con una foto "gagliarda e potente" apriamo con una foto raccolta e meditativa: la foto di Argentina all'ancora in una baia di una piccola isola greca " Kyra Panagia" dove è situato il Monastero ortodosso omonimo abitato da un monaco solitario. L'anno scorso quando abbiamo visitato il monastero mi sono fermato in un punto panoramico e dall'alto ho visto Argentina, sola, racchiusa in questa magnifica insenatura ed ho provato una sensazione intima, di raccoglimento, probabilmente esaltata anche dal luogo. Credo che questo spirito,questa sensazione mi accompagnerà durante la nuova lunga avventura.
Buon viaggio e buon vento a tutti gli amici che navigheranno con noi e buona lettura a tutti quelli che ci seguiranno da lontano e che incontreremo ogni anno al nostro "Argentina Party".
Ciao a tutti. 
Paolo.

mercoledì 10 maggio 2017

Marsden Cove Marina, 8 maggio 2017.



Marsden Cove Marina, 8 maggio 2017.

Il primo maggio in Nuova Zelanda è un normale giorno feriale e dapprima viene varata la barca scozzese diretta verso le isole Figi, ma, apprendiamo con stupore lei,  the pink pants lady, non ci sarà.
Occupata com'è  col suo lavoro, si può
concedere solo pochi giorni di ferie che spende nel modo per lei più attraente e
piacevole: scartavetrare in un paese
lontano, agli antipodi. La polvere di antivegetativa poi ringiovanisce la pelle e la rende morbida e priva di difetti, un vero trattamento di bellezza che si consiglia a tutte le signore.
Del resto in questi luoghi si è ormai raggiunta, anzi superata, l'uguaglianza di genere come si evince osservando la quantità di fascinose donne che si aggirano operose nel cantiere, intente ai più improbabili lavori.... quasi come in Italia.
Lasciamo andare gli scozzesi e torniamo ad Argentina. Ora il travelift si accosta insinuandosi con precisione millimetrica tra gli invasi, magistralmente condotto da Charlye sotto la supervisione della sua scodinzolante assistente.
La chiesa di Russel, la prima in tutta la Nuova Zelanda

Le canadesi della barca accanto posano i pennelli, tirano fuori da non si sa dove due comode poltrone, si preparano una tisana, e, tazze alla mano, si dispongono con fare disinvolto ad assistere allo spettacolo che si svolge a pochi centimetri da loro, quasi si trattasse di un numero di cabaret, ci sorridono e sventolano fazzoletti di addio.
Whangaroa. Cima San Giovanni

Infine veniamo varati con tutta la barca, cosa vietatissima in Italia, e, percorse poche miglia lungo il fiume fino al Whangarei Port, ci accostiamo ad una specie di rugginosa pilotina per far salire Rob, il mitico tecnico della Infracom, che nel tratto dove il fiume si trasforma in fiordo ci fa compiere alcuni giri di bussola alternati ad alcuni giri di valzer lento per tarare, dice lui, gli strumenti. In questa fase si scopre che il vecchio autopilota procede a scatti e la diagnosi è che il suo sensore di posizione è ossidato dalla salsedine. Apprenderemo poi che va sostituito con uno nuovo che dovrà venire, come sempre, dall'Australia e che ritarderà ulteriormente la partenza.
Tramonto su Wangaroa harbour

Dopo aver percorso una decina di miglia nel fiordo giungiamo infine alla Mardsen Cove Marine dove, tra l'altro dovremmo cercare di risolvere il problema, a detta di tutti complicatissimo, della dogana in uscita dalla Nuova Zelanda. Non facciamo neanche a tempo ad ormeggiare che sul molo ci imbattiamo fortunosamente sempre in lei, la dama scozzese, in compagnia dell'addetto alle reali dogane, che in perfetto newzealand english ci spiega come riempire il celeberrimo modulo indicante quante birre, quanta droga, quante pubblicazioni pornografiche, quanti spiritosi si hanno a bordo, modulo che poi dovremo consegnare a lui stesso via internet passando per Pechino, Mosca, Porta Metronia.
Sono passati un paio di giorni ed il sensore dell'autopilota sembra aver perso l'orientamento nel mare di Tasman e stenta ad arrivare dall'Australia, restiamo bloccati qui a Marsden Cover con grande nostro disappunto e quello dei nostri amici a cui abbiamo dato appuntamento alle isole Vanuatu per il 10 di maggio. Veniamo poi a sapere che tale dispositivo è stato intercettato nel suo percorso da una benefica divinità marina che ha voluto impedirci di arrivare alle Vanuatu nell'occhio del ciclone. E' passato ormai del tempo ed il nostro prezioso componente si fa attendere. Un paio di giorni fa alle nostre pressanti richieste abbiamo avuto da Rob la entusiasmante risposta “the new part is arrived, but is wrong”. Oggi infine alla nostra ulteriore sollecitazione il rassicurante “yes, I trust it will be”
espressione maori che in inglese suona “avete rotto...!”.
Dovendo purtroppo aspettare Rob ed aspettando che il ciclone “Donna” faccia meno bizze, l'equipaggio di Argentina decide di dedicare il fine settimana ai Novae Maris Terrae Otia, vale a dire al riposo dai lavori materiali per dedicarsi allo studio ed all'approfondimento di quella contrada che l'olandese Abel Tasman chiamò Nieuw Zee-land.
Si riprende il giro dello scorso anno nell'unica provincia allora trascurata, il Northland, che, a posteriori, risulterà molto simile al resto del paese, ma con qualche particolarità: le barriere frangivento in eleganti svettanti bambù, i sentieri più ruspanti del solito, una maggiore antropizzazione che si riflette in un traffico di autoveicoli più intenso.
Nella Bay of Islands dai profondi e frastagliati fiordi ricchi di angoli incantevoli e di amene spiagge si è visitata Russell, la cittadina definita da Charles Darwin “l'antro del Pacifico, pieno di rifiuti umani”, in cui nel 1830 si svolse la “guerra delle fanciulle”, fanciulle maori che si contendevano le attenzioni dei balenieri. Oggi Russell è una linda ed anonima cittadina turistica frequentata da villeggianti diversamente giovani.
Marlin di 130 kg

La Bay of Island è per i neozelandesi un posto di grande rilevanza storica, di qui circa mille anni or sono iniziò la colonizzazione del paese da parte dei navigatori polinesiani e qui nell'800 si insediò la prima colonia inglese di Aotearoa.
A Waitangi per soli 40$ a persona si può visitare l'importante museo dove è esposto praticamente nulla a parte le insulse pagliacciate Maori stile Disneyland ed una copia mutilata dello storico trattato su cui si fonda il moderno stato della Nuova Zelanda. Il trattato di Waitangi a firma congiunta è per la popolazione di origine inglese la prova dell'anelito delle etnie locali ad entrare nell'impero britannico. Per i Maori, che ignoravano cosa fosse la scrittura, la firma è uno scarabocchio fatto da un eccentrico capetto di insignificante tribù, e la parola trattato si riferisce ad un temporaneo, molto temporaneo, accordo di una debole tribù per ottenere le armi da fuoco da impiegare contro la tribù vicina e successivamente contro quelli che le hanno fornite: era questa la lungimirante politica dell'impero britannico ora ereditata dai cugini d'oltreoceano.
Faro di Capo Renga

Successivamente puntiamo su Whangaroa per una stretta e tortuosa strada col ciglio che dà direttamente sul mare, è però il limite di velocità di 100 km/h. Del resto non abbiamo più problemi con la guida all'inglese ed anche se ogni tanto ci distraiamo dopo ogni “one way bridge” una vistosa freccia sull'asfalto ricorda agli extracommonwealthari il giusto senso di marcia. Agli incroci usiamo i lampeggiatori e non più i tergicristalli, solo quando dobbiamo eseguire una spericolata svolta a destra in un'arteria particolarmente affollata e con molte misteriose corsie andiamo ripetendo a noi stessi “stiamo andando a sinistra”; Giancarlo, sempre bene informato, sostiene che ciò è d'uso anche in Italia, è ciò che qui chiamano il Renzi's effect.
Capo Renga

Al Whangaroa harbour, dopo aver alloggiato in un panoramico lodge con vista sul fiordo, andiamo ad ammirare il tramonto su una guglia rocciosa attrezzata a ferrata. A sera assistiamo al glorioso rientro di intrepidi pescatori che si fanno fotografare con le loro gigantesche prede a fianco dell'apposito cartello con specificate le dimensioni del marlin pescato, ed a cena entriamo in un locale frequentato da una chiassosa clientela tutta maschile sopra il quintale, i più in canottiera per meglio esibire i bicipiti tatuati, tracannanti birra, urlando battute per noi assolutamente incomprensibili seguite da grasse risate; mancavano solo gli arruolatori della marina inglese a prendere di peso i più ubriachi per gettarli in una nave di Sua Maestà.
Dune

Surf sulle dune
Contorniamo la ridente ampia Doubtless Bay, dove James Cook entrò senza esitazione rifacendosi dello scorno subito più a sud nel Doubtful Sound e di qui puntiamo su Cape Reinga, considerato il punto più a Nord della Nuova Zelanda; in realtà il punto più a nord è il Surville Cliff in cui però vi è “no public access”, e del resto qui sussistono parecchi dubbi sui punti cardinali, come si evince dal fatto che i cartelli in prossimità del Faro di Capo Reinga indichino direzioni diverse per raggiungere il Tropico del Capricorno o l'Equatore, che invece ha la stessa direzione ma verso opposto del Polo Sud; e qui omettiamo le lunghe e confuse dissertazioni sulle lossodromiche, le ortodromiche e le spirali che avvolgono e ricoprono completamente la sfera raggiungendone tutti i suoi punti, curva sfuggita all'illustre matematico Peano.
Capo Reinga, su cui si frangono furiosamente le onde ed i venti provenienti dall'Oceano Pacifico e dal Mar di Tasmania, deve il suo nome al primo eroe polinesiano che qui sbarcò con la sua flottiglia di piroghe. Ancor oggi gli spiriti dei defunti discendenti da quel manipolo di eroi riprendono il largo da questi scogli per tornare a riposare nella Patria di origine dei loro antenati, molte delle loro  anime vanno a Moorea sul Monte Rutui, aspettando l'arcobaleno per salire in cielo.
Successivamente si va a visitare la Ninety Mile Beach che dal Capo si estende per 90 miglia verso sud sul Mare di Tasman, con le caratteristiche imponenti dune sulle quali i neozelandesi di ogni età praticano lo sport che loro chiamano surf, ma del surf c'è solo la tavola, mentre per il resto assomiglia più al nostro slittino praticato con entusiasmo non oltre i 10 anni.
Sandro

lunedì 1 maggio 2017

Anno quattro: i lavori prima della partenza

Cari amici, eccoci a ricominciare la nostra avventura per il quarto anno. Dalla Nuova Zelanda al Sud Africa traversando l'oceano Indiano. Per ora stiamo (Giancarlo, Sandro ed io ) lavorando alacremente per cercare di partire ai primi di maggio e rispettare tutti gli appuntamenti. Una vera faticata! Lascio la parola a Sandro che come negli anni precedenti vi racconterà, con il suo stile, l'inizio di questa nuova storia. Grazie a voi che ci seguite e a Renato che pubblica questo diario.
Ciao a tutti.
Paolo

Whangarei, 28 aprile 2017
Si riparte per la quarta tappa del Giro del mondo su Argentina. La domenica di Pasqua Paolo, Giancarlo e Sandro si sono imbarcati a Fiumicino e dopo un viaggio su un aereo semideserto sono giunti freschi freschi in Nuova Zelanda ad Aukland. Di qui in macchina dopo aver tergicristallato a destra e sinistra ad ogni incrocio sono felicemente arrivati a Whangarei al cantiere Dockland 5, accolti dall'infaticabile bravo Charlei e dalla sua assistente, che con sguardo languido supplica gli astanti che le lancino un sordido avanzo di palla che lei, con rapido scatto, possa afferrare al volo. A sera entrambi tornano al loro focolare sul pickup targato DOCK 5.
Dopo le lunghe frequentazioni di Fiumara e del Rayatea Carenage qui sembra di stare in un giardino fiorito con alberi di agrumi, area attrezzata per picnic, cucina comune dotata delle più confortevoli suppellettili. I tecnici che operano qui sono molto professionali, si presentano con la loro valigetta ventiquattrore contenente i più sofisticati special tools, mancano solo i cacciavite e le pinze. Se occorre poi collegare due strumenti in parallelo non oserebbero mai fare un malloppo, malamente isolato, ma ordinano una "special T": "T" come mare di Tasman attraverso il quale questo prezioso componente giunge dall'Australia in busta sigillata cellofanata ed asettica per impedire il contagio con qualsivoglia virus informatico. Ciò ovviamente non fa che ritardare la nostra partenza, ma non è tempo perso. Per assicurarsi che tutti i dispositivi della barca abbiano la stessa affidabilità, come richiesto dalle più raffinate teorie di reliability, si smonta tutto ciò che funziona troppo bene al fine di rendere uniforme il comportamento di tutti gli apparati. 
Anche gli addetti alla carena hanno un comportamento molto professionale. Si presentano in tuta spaziale, incartano l'opera morta ed a spruzzo ricoprono di vernice qualsiasi cosa viva capiti a tiro. 
Gli addetti alla carena nelle loro tute spaziali
Qui non è stato necessario ripetere le sceneggiate di Rayatea dell'anno passato, di cui si è ampliamento riferito nello scorso diario, con la consultazione di tutta la comunità internazionale di esperti verniciologhi, anche se poi le conclusioni sono state le stesse di Rayatea: antifouling "Trilux 33 perpetua in tenebris", in versione hard, dato che tutta la ciurma è maggiorenne. Il negozio di forniture nautiche qui vicino permette di acquistare un bullone riempiendo un semplice questionario in cui si indichi il part numer ed il serial numer dell'oggetto richiesto, il motivo dell'acquisto, il nome dell'acquirente e lo scopo della sua permanenza in Nuova Zelanda, allegando copia del visto di ingresso dell'acquirente e della barca su cui il bullone verrà montato, e la dichiarazione che si acquista un bullone per la prima volta e non si è affetti da bullonopatia cronica,;in quest'ultimo caso occorrerà allegare un certificato medico. Se poi oltre al bullone si acquista un dado bisognerà giustificare il perché li si prendono dello stesso passo.
Qui in Nuova Zelanda il comportamento dei diversi fornitori nautici è molto diverso che in Italia e non vi è la tendenza ad approfittare degli sprovveduti.  Il comando monoleva del motore è stato smontato e portato all'officina Volvo per richiederne uno nuovo. Ci è stato risposto che il vecchio andava benissimo e non v'era ragione alcuna per sostituirlo. Naturalmente nonostante gli sforzi di mezza giornata non siamo riusciti a rimontarlo e, con la coda tra le gambe, siamo dovuti ricorrere all'intervento di un tecnico. Questi ha sudato sette camicie e, da gentlemen, si è trattenuto dal mandarci mille accidenti, ed infine in un paio d'ore, con molti sforzi, è riuscito a venirne a capo. 
All'addetto al rigging che ha il laboratorio nel cantiere occorre mettergli il sale sulla coda per riuscire a farlo montare sulla barca per sistemare la trinchetta e le relative sartie volanti. Una volta che si è finalmente riusciti a stanarlo, ha dato un fugace sguardo ed ha concluso, con nostro grande disappunto, che non vale la pena di sfasciare ciò che funziona perfettamente, e non ha voluto neanche un centesimo per questa sua inestimabile sentenza.
L'addetto al Rigging
Nell cantiere Dockland 5 pullula una particolare fauna antropica con spasmodica vocazione imbrattatoria. A differenza della civilissima Italia dove queste attività sono espressamente vietate per motivi di presunta sicurezza, qui in ambiente internazionale a prevalenza anglosassone il fai da te nautico va per la maggiore è vi sono pittoreschi e pitturanti personaggi che passano mesi interi in cantiere in grande attività. Vi è il famoso luminare australiano docente di Environmental Law che cosparso di uno spesso strato di polvere da carteggio da cui emergono le orbite col segno degli occhiali che a pranzo si intrattiene amabilmente con noi nel suo fluent austral english di cui capiamo soltanto che è sul punto di diventare nonno, mentre distrattamente spalma il suo sandwich con grasso al litio e sorseggia con nonchalanche una bibita epossidica.
L'impeccabile scozzese vestito con eleganza che aspetta non si sa quale componente dalla Danimarca preferisce affidare i lavori più grezzi alla moglie che si destreggia con la rotorbitale in cima a un trabattello in mutande rosa shocking sopra attillati fuseaux di colore ormai indefinibile.
Vi sono poi le ragazze canadesi francofone della barca accanto che zavorrano la loro barca con quintali di vernice...... ma ora debbo interrompere, continueremo nel prossimo diario.
Le ragazze canadesi della barca accanto intente a dare l'ennesima mano di vernice sull'opera morta
Sandro

martedì 8 novembre 2016

6 novembre 2016 OPUA NUOVA ZELANDA lat 35 18 sud long 174 07 est

ARRIVATI
Isola di malolo in attesa della partenza

Il carangide pescato uscendo dalla laguna prima di puntare sulla Nuova Zelanda
Alle 8 di mattina ,dopo una notte in bolina con randa in prima mano per non correre troppo, attracchiamo alla banchina della marina di Opua. Abbiamo tentato di contattare la custom appena entrati nelle acque territoriali della Nuova Zelanda, come prescrive il regolamento, ma dalla radio nessuna risposta.  Penso: eccola la, la tanto decantata efficienza british! Questi stanno a dormire e prima delle 8-9 non se ne parla. Ormeggiati ci rilassiamo un po' al sole e notiamo altre due barche arrivate prima di noi che espongono la bandiera gialla, simbolo per tutti natanti in arrivo da altre nazioni di essere in attesa di ispezione  da parte della polizia, dogana ed ufficiali sanitari. Dopo poco vediamo scendere da una di queste barche un uomo in divisa, gli chiediamo cosa dobbiamo fare e la sua risposta e' inequivocabile “wait”.
La rotta dalle Fiji alla NZ.  I quadretti rossi indicano la prima indicazione fornita dal guru Bob, le crocette rosse la seconda indicazione
Un particolare della rotta

Una visione più allargata della rotta
L'arrivo nella baia delle isole, uno dei posti più simbolici della Nuova Zelanda. Qui arrivarono i primi Maori e qui a Waitangi fu fimata circa 1000 anni dopo, nel 1840 la pace - accordo tra le tribù dei Maori e i Neozelandesi

Waitiamo facendo colazione poi ecco il nostro uomo, cartella in mano, salire deciso in barca con i suoi scarponi da militare (peraltro lucidi e splendenti). Documenti da riempire, passaporti da timbrare e in 10 minuti il gioco è fatto, but wait you have to wait. Aspettiamo e alle 9 ecco salire a bordo gli ufficiali sanitari. Lui, il solito omone stile rugby, lei, una bella signora bruna: “Do you have some fresh food?” Solo poca roba in frigo, rispondiamo. Inizia la perquisizione, aprono sportelli, paioli e naturalmente il frigo. Risultato: viene requisito quasi tutto con strane eccezioni. Via patate, cipolle, aglio, una zucca, la pancetta (ma il salame e il formaggio no) e anche l'unica frutta rimasta: un ananas. E no dico io allora me lo mangio subito. OK, permesso accordato. Lo pulisco e lo faccio a fette; ne offro alla signora, lei cortese ma decisa rifiuta. Si sa il ruolo e' il ruolo. E cosi' scompare l'ultimo ricordo dei tropici. Raccolgono tutti i cibi come fossero rifiuti radioattivi in grosse buste nere, salutano gentilissimi e naturalmente dobbiamo ancora waitare. Venti minuti ed ecco l'ultima visita: quelli della dogana. Altri due in divisa montano a bordo e dopo qualche altra formalità controllano tutta la barca alla ricerca di alcool in eccesso droga ed altre simili amenità. Anche loro gentili e professionali. E' tutto ok. Insomma in un paio d'ore tutto a posto, siamo stati accettati dalla NZ. Allora l'efficenza british c'e' veramente. Abbiamo il permesso di spostarci ed entrare nel marina abbandonando il molo dei sorvegliati speciali.
Opua

Altra manovra in porto e la barca e' finalmente legata in mezzo a tante altre sorelle con bandiere di tutto il mondo. Dopo più di sei mesi torno da dove ero partito in aereo quest'anno per iniziare il terzo anno di giro del mondo.  Avevo passato un mese in Nuova Zelanda con Rita e gli altri amici a girovagare da sud a nord ed assaporare l'atmosfera di questo giovane paese.  Appena  messo piede a terra ho rivissuto subito le stesse sensazioni: colori limpidi, verde in ogni dove, case mantenute perfettamente nelle loro tinte pastello e sopratutto quell'aria fresca e frizzante che spazza via definitivamente i calori e i colori tropicali. Fra qualche giorno andremo un po' più a sud a Wangarei dove lasceremo la barca. E' stato un anno tranquillo con solo 3000 miglia verso ovest ma con tanti amici vecchi e nuovi ospiti di Argentina. L'anno prossimo ci aspetta l'oceano Indiano; 10 mila miglia da qui al Sud Africa in soli sei mesi perché a  fine ottobre 2017 dovremmo già essere arrivati per non avere poi condizioni di vento troppo dure. 
Per ora chiudo qui il diario ringraziando Renato Serafini (che pazientemente ha pubblicato sul blog il diario e le foto) e voi che avete seguito l'avventura di Argentina.
Appuntamento a tutti gli Argentonauti l'otto dicembre ad Amelia a casa di Piero e Vella.
Ciao
Paolo

sabato 5 novembre 2016

5 novembre 2016 ore 6 lat 32 30 sud long 175 06 est



QUASI ARRIVATI

E' sorto da poco il sole sbucando da una linea di nuvole all'orizzonte.
Sopra Argentina il cielo e' pulito come lo e' stato quasi tutta la notte tappezzata di stelle e mai come prima e' stata visibile la costellazione della croce del sud.
Si poteva navigare a vista come in tempi lontani senza gps,plotter...addirittura senza bussola. Bello!
Mancano 172 miglia al porto di Opua dove entreremo uficialmente in Nuova Zelanda.  Domattina ricominceremo lo strazio della burocrazia ma,sperando nell'efficienza british, dovremmo cavarcela in meno tempo.
E' stata una traversata tranquilla (sperando di non essere smentito da queste ultime ore) con solo due mezze giornate di vento forte max 30 nodi per la maggior parte del tempo in bolina.
Il guru Bob ha dato indicazioni utili ma non fondamentali basandosi sulle previsioni che come dice la parola stessa ( Ferrini docet ) sono previsioni e quindi i cambiamenti di programma sono stati all'ordine del giorno.
NZ arriviamo!

Paolo

venerdì 4 novembre 2016

4 novembre 2016 ore 9 lat 30 07 sud long 175 18 est

NAVIGARE IN CONTRORDINE

Ieri il guru Bob ci aveva detto che avremmo dovuto fare un avanti e
indietro quasi sulla stessa rotta: praticamente perdere tempo in attesa
che la perturbazione prevista passasse.
A tarda sera e' arrivato il contrordine: niente zig-zag ma procedere
diritti ( d'altronde nell'anniversario della vittoria del 4 novembre
sarebbe stato un piccolo disonore andare confusamente e non dritti.....
inseguendo il nemico che si ritirava risalendo le valli che aveva
disceso con cotanta baldanza! ).
Si vede che la perturbazione e' passata piu' velocemente del previsto.
In effetti a queste latitudini e' finita la costanza dell'aliseo e il
regime dei venti e' mutevole come da noi in Mediterraneo nelle mezze
stagioni con in piu' la complicazione che qui i venti possono anche
arrivare tranquillamente a 40 nodi.
E' come beccarsi i venti dei famosi 40 ruggenti, venti forti a 40 gradi
di latitudine che poi introducono ai 50 urlanti dei 50 gradi di
latitudine.  E' in questa fascia, tra 40 e 50 gradi di latitudine sud
che passa la piu' importante e difficile regata intorno al mondo in
solitario: La Vendee Globe.
Jean Elies ( figlio dei miei amici francesi Annie e Patrick con cui ho
fatto il mio primo Atlantico nel 2007 ) stava partecipando a questa
regata ed era secondo quando tra i 40 e i 50 urlanti navigava sotto
l'Australia.   Durante una riparazione a prua, con vento fortisimo,
cadde dalla barca ma essendo legato ci rimase a penzoloni fuoribordo.
Nella caduta si ruppe il femore ma riusci' comunque a tirarsi su e
trascinarsi in cabina.  Diresse la barca verso l'Australia e aspetto' i
soccorsi per una settimana con la gamba rotta.   Altri uomini, altre
storie di mare!
Noi ,piu' tranquillamente, navighiamo per ora nei 30 “miagolanti”
secondo una felice e divertente definizione di Marco.

Paolo

giovedì 3 novembre 2016

3 novembre 2016 ore 9 lat 27 50 sud long 173 58 est

IN NAVIGAZIONE
Ieri e' stata una bella giornata di sole e con vento moderato sui 10-15
nodi da est e nord est, oggi nuvole e vento forte tra 25-30 da nord
ovest.  Siamo ormai fuori dalla fascia tropicale in cui per due anni
abbiamo navigato con l'aliseo quasi sempre costante tra 10 e 20 da sud
est.  Anche la temperatura comincia ad abbassarsi e al posto del costume
ecco le cerate.  Un po come quando si torna a casa dai Caraibi; parti
col caldo, a volte anche fastidioso, arrivi bello imbacuccato al porto
di Faial alle Azzorre.
Oggi ancora rotta verso sud diretta sulla NZ, domani invece faremo una
deviazione verso ovest per 100 miglia e poi torneremo verso est per
altrettanto per evitare una perturbazione: questo e' quello che
suggerisce il guru di Enrico.  Speriamo che ci azzecchi!
Paolo

martedì 1 novembre 2016

1 novembre 2016 mattina; in navigazione verso la Nuova Zelanda lat 22 29 sud long 174 55 est



Navighiamo verso la Nuova Zelanda da domenica alle due di pomeriggio.
Prima di uscire dalla passe della laguna di Viti Levu avevamo pescato un bel pescione di 16 kg.  Dato che non era un tonno (sempre sicuro per quanto riguarda la Ciguatera) mi sono messo a consultare l'unica guida
nautica delle Fiji.   La guida “ A yachtsman's Fiji” di Michael Calder
che e' fatta veramente male ed arretratissima come notizie, al capitolo pesca invece di dare informazioni utili racconta personali esperienze dell'autore.  Naturamente non parla affatto della ciguatera ma mette una paginetta di disegni dei pesci piu' comuni in queste acque.  Il nostro e' il Caranax Ignobilis.  Certo il nome non invita ma avendolo visto sui banchi di pesce ai mercati ed essendo raffigurato a fianco di una specie particolare di tonno che avevamo gia pescato  ho ritenuto che fosse tra quelli commestibili.  Per ora, dopo due cene,stiamo ancora bene e quindi direi esenti da ciguatera.
Per il resto la navigazione prosegue tranquilla ancora nella zona dell'aliseo di sud est tra i 10 e i 20 nodi per cui bolina con randa piena o con una mano. La nostra rotta ideale sarebbe 190 gradi.
In partenza dalle Fiji il vento, ancora piu' forte, ci aveva costretto alla trinchetta ma Argentina non si preoccupa; cavalca bene sulle onde.
Paolo

p.s. la foto del pesce fra 10 giorni quando avremo una scheda dati neozelandese