Cari amici ecco il nuovo blog  che vi racconterà il viaggio intorno al mondo di Argentina con Paolo ed Enrico.
Ringrazio Edoardo Scotto che lo ha realizzato e lo aggiornerà con il diario di bordo insieme a Renato. Saremo così in contatto con tutti coloro che vorranno seguirci nella nostra avventura. Come probabilmente saprete, dopo la prima traversata atlantica con Enzo, Argentina ha dovuto aspettare qualche anno gravato da problematiche varie,dubbi e incertezze prima di poter riprendere il largo.Nel frattempo su Argentina sono state apportate tante migliorie la cui realizzazione mi ha comportato un anno di intenso e faticoso lavoro. Eccoci quindi pronti a" respirare il vento degli Alisei",come dice la frase di H.Martinson, ma partendo da una convinzione intima di ricerca di se stessi. Frase sicuramente abusata da chi è sempre in cerca d'avventura in qualsiasi campo sia esso mare,montagna o quant'altro. E' per questo motivo che invece di aprire il blog con una foto "gagliarda e potente" apriamo con una foto raccolta e meditativa: la foto di Argentina all'ancora in una baia di una piccola isola greca " Kyra Panagia" dove è situato il Monastero ortodosso omonimo abitato da un monaco solitario. L'anno scorso quando abbiamo visitato il monastero mi sono fermato in un punto panoramico e dall'alto ho visto Argentina, sola, racchiusa in questa magnifica insenatura ed ho provato una sensazione intima, di raccoglimento, probabilmente esaltata anche dal luogo. Credo che questo spirito,questa sensazione mi accompagnerà durante la nuova lunga avventura.
Buon viaggio e buon vento a tutti gli amici che navigheranno con noi e buona lettura a tutti quelli che ci seguiranno da lontano e che incontreremo ogni anno al nostro "Argentina Party".
Ciao a tutti. 
Paolo.

mercoledì 10 maggio 2017

Marsden Cove Marina, 8 maggio 2017.



Marsden Cove Marina, 8 maggio 2017.

Il primo maggio in Nuova Zelanda è un normale giorno feriale e dapprima viene varata la barca scozzese diretta verso le isole Figi, ma, apprendiamo con stupore lei,  the pink pants lady, non ci sarà.
Occupata com'è  col suo lavoro, si può
concedere solo pochi giorni di ferie che spende nel modo per lei più attraente e
piacevole: scartavetrare in un paese
lontano, agli antipodi. La polvere di antivegetativa poi ringiovanisce la pelle e la rende morbida e priva di difetti, un vero trattamento di bellezza che si consiglia a tutte le signore.
Del resto in questi luoghi si è ormai raggiunta, anzi superata, l'uguaglianza di genere come si evince osservando la quantità di fascinose donne che si aggirano operose nel cantiere, intente ai più improbabili lavori.... quasi come in Italia.
Lasciamo andare gli scozzesi e torniamo ad Argentina. Ora il travelift si accosta insinuandosi con precisione millimetrica tra gli invasi, magistralmente condotto da Charlye sotto la supervisione della sua scodinzolante assistente.
La chiesa di Russel, la prima in tutta la Nuova Zelanda

Le canadesi della barca accanto posano i pennelli, tirano fuori da non si sa dove due comode poltrone, si preparano una tisana, e, tazze alla mano, si dispongono con fare disinvolto ad assistere allo spettacolo che si svolge a pochi centimetri da loro, quasi si trattasse di un numero di cabaret, ci sorridono e sventolano fazzoletti di addio.
Whangaroa. Cima San Giovanni

Infine veniamo varati con tutta la barca, cosa vietatissima in Italia, e, percorse poche miglia lungo il fiume fino al Whangarei Port, ci accostiamo ad una specie di rugginosa pilotina per far salire Rob, il mitico tecnico della Infracom, che nel tratto dove il fiume si trasforma in fiordo ci fa compiere alcuni giri di bussola alternati ad alcuni giri di valzer lento per tarare, dice lui, gli strumenti. In questa fase si scopre che il vecchio autopilota procede a scatti e la diagnosi è che il suo sensore di posizione è ossidato dalla salsedine. Apprenderemo poi che va sostituito con uno nuovo che dovrà venire, come sempre, dall'Australia e che ritarderà ulteriormente la partenza.
Tramonto su Wangaroa harbour

Dopo aver percorso una decina di miglia nel fiordo giungiamo infine alla Mardsen Cove Marine dove, tra l'altro dovremmo cercare di risolvere il problema, a detta di tutti complicatissimo, della dogana in uscita dalla Nuova Zelanda. Non facciamo neanche a tempo ad ormeggiare che sul molo ci imbattiamo fortunosamente sempre in lei, la dama scozzese, in compagnia dell'addetto alle reali dogane, che in perfetto newzealand english ci spiega come riempire il celeberrimo modulo indicante quante birre, quanta droga, quante pubblicazioni pornografiche, quanti spiritosi si hanno a bordo, modulo che poi dovremo consegnare a lui stesso via internet passando per Pechino, Mosca, Porta Metronia.
Sono passati un paio di giorni ed il sensore dell'autopilota sembra aver perso l'orientamento nel mare di Tasman e stenta ad arrivare dall'Australia, restiamo bloccati qui a Marsden Cover con grande nostro disappunto e quello dei nostri amici a cui abbiamo dato appuntamento alle isole Vanuatu per il 10 di maggio. Veniamo poi a sapere che tale dispositivo è stato intercettato nel suo percorso da una benefica divinità marina che ha voluto impedirci di arrivare alle Vanuatu nell'occhio del ciclone. E' passato ormai del tempo ed il nostro prezioso componente si fa attendere. Un paio di giorni fa alle nostre pressanti richieste abbiamo avuto da Rob la entusiasmante risposta “the new part is arrived, but is wrong”. Oggi infine alla nostra ulteriore sollecitazione il rassicurante “yes, I trust it will be”
espressione maori che in inglese suona “avete rotto...!”.
Dovendo purtroppo aspettare Rob ed aspettando che il ciclone “Donna” faccia meno bizze, l'equipaggio di Argentina decide di dedicare il fine settimana ai Novae Maris Terrae Otia, vale a dire al riposo dai lavori materiali per dedicarsi allo studio ed all'approfondimento di quella contrada che l'olandese Abel Tasman chiamò Nieuw Zee-land.
Si riprende il giro dello scorso anno nell'unica provincia allora trascurata, il Northland, che, a posteriori, risulterà molto simile al resto del paese, ma con qualche particolarità: le barriere frangivento in eleganti svettanti bambù, i sentieri più ruspanti del solito, una maggiore antropizzazione che si riflette in un traffico di autoveicoli più intenso.
Nella Bay of Islands dai profondi e frastagliati fiordi ricchi di angoli incantevoli e di amene spiagge si è visitata Russell, la cittadina definita da Charles Darwin “l'antro del Pacifico, pieno di rifiuti umani”, in cui nel 1830 si svolse la “guerra delle fanciulle”, fanciulle maori che si contendevano le attenzioni dei balenieri. Oggi Russell è una linda ed anonima cittadina turistica frequentata da villeggianti diversamente giovani.
Marlin di 130 kg

La Bay of Island è per i neozelandesi un posto di grande rilevanza storica, di qui circa mille anni or sono iniziò la colonizzazione del paese da parte dei navigatori polinesiani e qui nell'800 si insediò la prima colonia inglese di Aotearoa.
A Waitangi per soli 40$ a persona si può visitare l'importante museo dove è esposto praticamente nulla a parte le insulse pagliacciate Maori stile Disneyland ed una copia mutilata dello storico trattato su cui si fonda il moderno stato della Nuova Zelanda. Il trattato di Waitangi a firma congiunta è per la popolazione di origine inglese la prova dell'anelito delle etnie locali ad entrare nell'impero britannico. Per i Maori, che ignoravano cosa fosse la scrittura, la firma è uno scarabocchio fatto da un eccentrico capetto di insignificante tribù, e la parola trattato si riferisce ad un temporaneo, molto temporaneo, accordo di una debole tribù per ottenere le armi da fuoco da impiegare contro la tribù vicina e successivamente contro quelli che le hanno fornite: era questa la lungimirante politica dell'impero britannico ora ereditata dai cugini d'oltreoceano.
Faro di Capo Renga

Successivamente puntiamo su Whangaroa per una stretta e tortuosa strada col ciglio che dà direttamente sul mare, è però il limite di velocità di 100 km/h. Del resto non abbiamo più problemi con la guida all'inglese ed anche se ogni tanto ci distraiamo dopo ogni “one way bridge” una vistosa freccia sull'asfalto ricorda agli extracommonwealthari il giusto senso di marcia. Agli incroci usiamo i lampeggiatori e non più i tergicristalli, solo quando dobbiamo eseguire una spericolata svolta a destra in un'arteria particolarmente affollata e con molte misteriose corsie andiamo ripetendo a noi stessi “stiamo andando a sinistra”; Giancarlo, sempre bene informato, sostiene che ciò è d'uso anche in Italia, è ciò che qui chiamano il Renzi's effect.
Capo Renga

Al Whangaroa harbour, dopo aver alloggiato in un panoramico lodge con vista sul fiordo, andiamo ad ammirare il tramonto su una guglia rocciosa attrezzata a ferrata. A sera assistiamo al glorioso rientro di intrepidi pescatori che si fanno fotografare con le loro gigantesche prede a fianco dell'apposito cartello con specificate le dimensioni del marlin pescato, ed a cena entriamo in un locale frequentato da una chiassosa clientela tutta maschile sopra il quintale, i più in canottiera per meglio esibire i bicipiti tatuati, tracannanti birra, urlando battute per noi assolutamente incomprensibili seguite da grasse risate; mancavano solo gli arruolatori della marina inglese a prendere di peso i più ubriachi per gettarli in una nave di Sua Maestà.
Dune

Surf sulle dune
Contorniamo la ridente ampia Doubtless Bay, dove James Cook entrò senza esitazione rifacendosi dello scorno subito più a sud nel Doubtful Sound e di qui puntiamo su Cape Reinga, considerato il punto più a Nord della Nuova Zelanda; in realtà il punto più a nord è il Surville Cliff in cui però vi è “no public access”, e del resto qui sussistono parecchi dubbi sui punti cardinali, come si evince dal fatto che i cartelli in prossimità del Faro di Capo Reinga indichino direzioni diverse per raggiungere il Tropico del Capricorno o l'Equatore, che invece ha la stessa direzione ma verso opposto del Polo Sud; e qui omettiamo le lunghe e confuse dissertazioni sulle lossodromiche, le ortodromiche e le spirali che avvolgono e ricoprono completamente la sfera raggiungendone tutti i suoi punti, curva sfuggita all'illustre matematico Peano.
Capo Reinga, su cui si frangono furiosamente le onde ed i venti provenienti dall'Oceano Pacifico e dal Mar di Tasmania, deve il suo nome al primo eroe polinesiano che qui sbarcò con la sua flottiglia di piroghe. Ancor oggi gli spiriti dei defunti discendenti da quel manipolo di eroi riprendono il largo da questi scogli per tornare a riposare nella Patria di origine dei loro antenati, molte delle loro  anime vanno a Moorea sul Monte Rutui, aspettando l'arcobaleno per salire in cielo.
Successivamente si va a visitare la Ninety Mile Beach che dal Capo si estende per 90 miglia verso sud sul Mare di Tasman, con le caratteristiche imponenti dune sulle quali i neozelandesi di ogni età praticano lo sport che loro chiamano surf, ma del surf c'è solo la tavola, mentre per il resto assomiglia più al nostro slittino praticato con entusiasmo non oltre i 10 anni.
Sandro

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