Marsden Cove Marina, 8 maggio 2017.
Il primo maggio in Nuova Zelanda è un normale giorno
feriale e dapprima viene varata la barca scozzese diretta verso le isole Figi,
ma, apprendiamo con stupore lei, the
pink pants lady, non ci sarà.
Occupata com'è col
suo lavoro, si può
concedere solo pochi giorni di ferie che spende nel modo
per lei più attraente e
piacevole: scartavetrare in un paese
lontano, agli antipodi. La polvere di antivegetativa poi
ringiovanisce la pelle e la rende morbida e priva di difetti, un vero
trattamento di bellezza che si consiglia a tutte le signore.
Del resto in questi luoghi si è ormai raggiunta, anzi
superata, l'uguaglianza di genere come si evince osservando la quantità di
fascinose donne che si aggirano operose nel cantiere, intente ai più
improbabili lavori.... quasi come in Italia.
Lasciamo andare gli scozzesi e torniamo ad Argentina. Ora
il travelift si accosta insinuandosi con precisione millimetrica tra gli
invasi, magistralmente condotto da Charlye sotto la supervisione della sua
scodinzolante assistente.
| La chiesa di Russel, la prima in tutta la Nuova Zelanda |
Le canadesi della barca accanto posano i pennelli, tirano
fuori da non si sa dove due comode poltrone, si preparano una tisana, e, tazze
alla mano, si dispongono con fare disinvolto ad assistere allo spettacolo che
si svolge a pochi centimetri da loro, quasi si trattasse di un numero di
cabaret, ci sorridono e sventolano fazzoletti di addio.
| Whangaroa. Cima San Giovanni |
Infine veniamo varati con tutta la barca, cosa
vietatissima in Italia, e, percorse poche miglia lungo il fiume fino al
Whangarei Port, ci accostiamo ad una specie di rugginosa pilotina per far
salire Rob, il mitico tecnico della Infracom, che nel tratto dove il fiume si
trasforma in fiordo ci fa compiere alcuni giri di bussola alternati ad alcuni
giri di valzer lento per tarare, dice lui, gli strumenti. In questa fase si
scopre che il vecchio autopilota procede a scatti e la diagnosi è che il suo
sensore di posizione è ossidato dalla salsedine. Apprenderemo poi che va
sostituito con uno nuovo che dovrà venire, come sempre, dall'Australia e che
ritarderà ulteriormente la partenza.
| Tramonto su Wangaroa harbour |
Dopo aver percorso una decina di miglia nel fiordo
giungiamo infine alla Mardsen Cove Marine dove, tra l'altro dovremmo cercare di
risolvere il problema, a detta di tutti complicatissimo, della dogana in uscita
dalla Nuova Zelanda. Non facciamo neanche a tempo ad ormeggiare che sul molo ci
imbattiamo fortunosamente sempre in lei, la dama scozzese, in compagnia
dell'addetto alle reali dogane, che in perfetto newzealand english ci spiega
come riempire il celeberrimo modulo indicante quante birre, quanta droga,
quante pubblicazioni pornografiche, quanti spiritosi si hanno a bordo, modulo
che poi dovremo consegnare a lui stesso via internet passando per Pechino,
Mosca, Porta Metronia.
Sono passati un paio di giorni ed il sensore
dell'autopilota sembra aver perso l'orientamento nel mare di Tasman e stenta ad
arrivare dall'Australia, restiamo bloccati qui a Marsden Cover con grande
nostro disappunto e quello dei nostri amici a cui abbiamo dato appuntamento
alle isole Vanuatu per il 10 di maggio. Veniamo poi a sapere che tale
dispositivo è stato intercettato nel suo percorso da una benefica divinità
marina che ha voluto impedirci di arrivare alle Vanuatu nell'occhio del
ciclone. E' passato ormai del tempo ed il nostro prezioso componente si fa
attendere. Un paio di giorni fa alle nostre pressanti richieste abbiamo avuto
da Rob la entusiasmante risposta “the new part is arrived, but is wrong”. Oggi
infine alla nostra ulteriore sollecitazione il rassicurante “yes, I trust it
will be”
espressione maori che in inglese suona “avete rotto...!”.
Dovendo purtroppo aspettare Rob ed aspettando che il
ciclone “Donna” faccia meno bizze, l'equipaggio di Argentina decide di dedicare
il fine settimana ai Novae Maris Terrae Otia, vale a dire al riposo dai lavori
materiali per dedicarsi allo studio ed all'approfondimento di quella contrada
che l'olandese Abel Tasman chiamò Nieuw Zee-land.
Si riprende il giro dello scorso anno nell'unica
provincia allora trascurata, il Northland, che, a posteriori, risulterà molto
simile al resto del paese, ma con qualche particolarità: le barriere
frangivento in eleganti svettanti bambù, i sentieri più ruspanti del solito,
una maggiore antropizzazione che si riflette in un traffico di autoveicoli più
intenso.
Nella Bay of Islands dai profondi e frastagliati fiordi
ricchi di angoli incantevoli e di amene spiagge si è visitata Russell, la
cittadina definita da Charles Darwin “l'antro del Pacifico, pieno di rifiuti
umani”, in cui nel 1830 si svolse la “guerra delle fanciulle”, fanciulle maori
che si contendevano le attenzioni dei balenieri. Oggi Russell è una linda ed
anonima cittadina turistica frequentata da villeggianti diversamente giovani.
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| Marlin di 130 kg |
La Bay of Island è per i neozelandesi un posto di grande
rilevanza storica, di qui circa mille anni or sono iniziò la colonizzazione del
paese da parte dei navigatori polinesiani e qui nell'800 si insediò la prima
colonia inglese di Aotearoa.
A Waitangi per soli 40$ a persona si può visitare
l'importante museo dove è esposto praticamente nulla a parte le insulse
pagliacciate Maori stile Disneyland ed una copia mutilata dello storico
trattato su cui si fonda il moderno stato della Nuova Zelanda. Il trattato di
Waitangi a firma congiunta è per la popolazione di origine inglese la prova
dell'anelito delle etnie locali ad entrare nell'impero britannico. Per i Maori,
che ignoravano cosa fosse la scrittura, la firma è uno scarabocchio fatto da un
eccentrico capetto di insignificante tribù, e la parola trattato si riferisce
ad un temporaneo, molto temporaneo, accordo di una debole tribù per ottenere le
armi da fuoco da impiegare contro la tribù vicina e successivamente contro
quelli che le hanno fornite: era questa la lungimirante politica dell'impero
britannico ora ereditata dai cugini d'oltreoceano.
| Faro di Capo Renga |
Successivamente puntiamo su Whangaroa per una stretta e
tortuosa strada col ciglio che dà direttamente sul mare, è però il limite di
velocità di 100 km/h. Del resto non abbiamo più problemi con la guida
all'inglese ed anche se ogni tanto ci distraiamo dopo ogni “one way bridge” una
vistosa freccia sull'asfalto ricorda agli extracommonwealthari il giusto senso
di marcia. Agli incroci usiamo i lampeggiatori e non più i tergicristalli, solo
quando dobbiamo eseguire una spericolata svolta a destra in un'arteria
particolarmente affollata e con molte misteriose corsie andiamo ripetendo a noi
stessi “stiamo andando a sinistra”; Giancarlo, sempre bene informato, sostiene
che ciò è d'uso anche in Italia, è ciò che qui chiamano il Renzi's effect.
| Capo Renga |
Al Whangaroa harbour, dopo aver alloggiato in un
panoramico lodge con vista sul fiordo, andiamo ad ammirare il tramonto su una
guglia rocciosa attrezzata a ferrata. A sera assistiamo al glorioso rientro di
intrepidi pescatori che si fanno fotografare con le loro gigantesche prede a
fianco dell'apposito cartello con specificate le dimensioni del marlin pescato,
ed a cena entriamo in un locale frequentato da una chiassosa clientela tutta
maschile sopra il quintale, i più in canottiera per meglio esibire i bicipiti
tatuati, tracannanti birra, urlando battute per noi assolutamente
incomprensibili seguite da grasse risate; mancavano solo gli arruolatori della
marina inglese a prendere di peso i più ubriachi per gettarli in una nave di
Sua Maestà.
| Dune |
| Surf sulle dune |
Contorniamo la ridente ampia Doubtless Bay, dove James
Cook entrò senza esitazione rifacendosi dello scorno subito più a sud nel
Doubtful Sound e di qui puntiamo su Cape Reinga, considerato il punto più a
Nord della Nuova Zelanda; in realtà il punto più a nord è il Surville Cliff in
cui però vi è “no public access”, e del resto qui sussistono parecchi dubbi sui
punti cardinali, come si evince dal fatto che i cartelli in prossimità del Faro
di Capo Reinga indichino direzioni diverse per raggiungere il Tropico del
Capricorno o l'Equatore, che invece ha la stessa direzione ma verso opposto del
Polo Sud; e qui omettiamo le lunghe e confuse dissertazioni sulle
lossodromiche, le ortodromiche e le spirali che avvolgono e ricoprono
completamente la sfera raggiungendone tutti i suoi punti, curva sfuggita
all'illustre matematico Peano.
Capo Reinga, su cui si frangono furiosamente le onde ed i
venti provenienti dall'Oceano Pacifico e dal Mar di Tasmania, deve il suo nome
al primo eroe polinesiano che qui sbarcò con la sua flottiglia di piroghe.
Ancor oggi gli spiriti dei defunti discendenti da quel manipolo di eroi
riprendono il largo da questi scogli per tornare a riposare nella Patria di
origine dei loro antenati, molte delle loro
anime vanno a Moorea sul Monte Rutui, aspettando l'arcobaleno per salire
in cielo.
Successivamente si va a visitare la Ninety Mile Beach che
dal Capo si estende per 90 miglia verso sud sul Mare di Tasman, con le
caratteristiche imponenti dune sulle quali i neozelandesi di ogni età praticano
lo sport che loro chiamano surf, ma del surf c'è solo la tavola, mentre per il
resto assomiglia più al nostro slittino praticato con entusiasmo non oltre i 10
anni.
Sandro

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