22 maggio 2018. lat 23 11 nord; long 36 06 ovest
Argentina sta per attraversare il tropico del cancro, lasciando
definitivamente i caldi mari che hanno caratterizzato questo viaggio, ed è
ripassata esattamente nello stesso punto in cui quattro anni fa veleggiava
con lo stesso Aliseo (ma al lasco e non di bolina) verso i Caraibi.
Era dicembre 2014 quando lei affrontava il primo oceano del giro del
mondo; non che non conoscesse l’Atlantico perché lo aveva già percorso
avanti e indietro otto anni prima ma questa volta doveva proseguire e
sentiva l’importanza e le incognite di questa nuova avventura in cui
l’avevo spinta.
Quindi oggi l’anello intorno al mondo è stato chiuso, il giro completato
ma ora bisogna tornare a casa con l’ultima fatica per rientrare nel Mare
Nostrum e nel Biondo Tevere.
Ma allora “perché?” lei mi ha chiesto.
“Se dovevamo tornare da dove siamo partiti perché tutta questa fatica,
senza neppure trasportare un sacco pieno di spezie o un sacchetto d’oro e
pietre preziose, ma solo per un’idea un po’ balzana, sicuramente faticosa
e dispendiosa…perché???”
Sono rimasto in silenzio e non le ho saputo rispondere……. come, una volta
mentre spingevo sui pedali della bicicletta per una ripida salita, non
seppi rispondere ad un contadino che, faticando a vangare il suo orto sul
bordo della strada, mi apostrofò in dialetto “ ma si c’ai tutta sta forza
perghé nun me veni a da’ na manu a zappà?”
Gia’… perché?
Perché si scala una montagna in cima alla quale non c’è niente; perché si
percorre un deserto che non ha niente in mezzo; perché si traversano gli
oceani specialmente ora che non c’è più niente da scoprire……. ora che puoi
fare qualsiasi viaggio virtuale comodamente seduto davanti al tuo pc?
Perché?
Me lo ha chiesto anche un amico che giustamente evidenziava come in questi
quattro anni avrei perso tante cose: gli amici, le gite in montagna, le
cene, le mostre, Roma che ancora mi incanta con la sua bellezza e,
aggiungo io, la vita con Rita che generosamente ha accettato questa mia
scelta e che ancora ringrazio, specialmente oggi nel suo onomastico.
Tutte domande senza una risposta logica.
Ma io credo che non ci sia bisogno di dare risposte. Bisogna vivere queste
esperienze e le risposte verranno da sole.
Ci sono sensazioni che si devono provare, spesso in silenzio e solitudine,
per poter capire il perché e qualsiasi descrizione gli farebbe torto.
E penso che più tempo passa più questo mondo, globalizzato e
interconnesso, riduca le possibilità di vivere queste esperienze.
Sta a noi andarci a cercare le rare occasioni. Anche ad un’ora di
macchina da casa si può trovare tutto; basta saper cercare i posti giusti
e andarci con lo spirito giusto.
Provate a spegnere il telefonino, a chiudere i contatti con il mondo, ed
andare in silenzio alla ricerca…..
Ma qui allora ritornerebbe ancora un’altra domanda dell’amico: “se queste
sensazioni le puoi provare anche vicino casa perché andare così lontano?”
Anche qui non c’è risposta. Gli potrei solo dire che è diverso.
Quando sono partito per il giro, sapevo che per me l’isola più bella del
mondo è a due passi da casa: Ponza/Palmarola (ponzesi a parte) e in senso
lato il Mediterraneo con il Meltemi dell’Egeo fanno parte del mio vissuto,
dei miei canoni, della mia appartenenza all’occidente….di me.
Ma le esperienze e le sensazioni vissute, sia nelle navigazioni sia in
molte terre toccate, così intense e diverse mi hanno dato molto e mi
rimarranno dentro per sempre.
Solo retorica?
Provare per credere!
Paolo
p.s. continuiamo ad andare in bolina verso le Azzorre.
Argentina sta per attraversare il tropico del cancro, lasciando
definitivamente i caldi mari che hanno caratterizzato questo viaggio, ed è
ripassata esattamente nello stesso punto in cui quattro anni fa veleggiava
con lo stesso Aliseo (ma al lasco e non di bolina) verso i Caraibi.
Era dicembre 2014 quando lei affrontava il primo oceano del giro del
mondo; non che non conoscesse l’Atlantico perché lo aveva già percorso
avanti e indietro otto anni prima ma questa volta doveva proseguire e
sentiva l’importanza e le incognite di questa nuova avventura in cui
l’avevo spinta.
Quindi oggi l’anello intorno al mondo è stato chiuso, il giro completato
ma ora bisogna tornare a casa con l’ultima fatica per rientrare nel Mare
Nostrum e nel Biondo Tevere.
Ma allora “perché?” lei mi ha chiesto.
“Se dovevamo tornare da dove siamo partiti perché tutta questa fatica,
senza neppure trasportare un sacco pieno di spezie o un sacchetto d’oro e
pietre preziose, ma solo per un’idea un po’ balzana, sicuramente faticosa
e dispendiosa…perché???”
Sono rimasto in silenzio e non le ho saputo rispondere……. come, una volta
mentre spingevo sui pedali della bicicletta per una ripida salita, non
seppi rispondere ad un contadino che, faticando a vangare il suo orto sul
bordo della strada, mi apostrofò in dialetto “ ma si c’ai tutta sta forza
perghé nun me veni a da’ na manu a zappà?”
Gia’… perché?
Perché si scala una montagna in cima alla quale non c’è niente; perché si
percorre un deserto che non ha niente in mezzo; perché si traversano gli
oceani specialmente ora che non c’è più niente da scoprire……. ora che puoi
fare qualsiasi viaggio virtuale comodamente seduto davanti al tuo pc?
Perché?
Me lo ha chiesto anche un amico che giustamente evidenziava come in questi
quattro anni avrei perso tante cose: gli amici, le gite in montagna, le
cene, le mostre, Roma che ancora mi incanta con la sua bellezza e,
aggiungo io, la vita con Rita che generosamente ha accettato questa mia
scelta e che ancora ringrazio, specialmente oggi nel suo onomastico.
Tutte domande senza una risposta logica.
Ma io credo che non ci sia bisogno di dare risposte. Bisogna vivere queste
esperienze e le risposte verranno da sole.
Ci sono sensazioni che si devono provare, spesso in silenzio e solitudine,
per poter capire il perché e qualsiasi descrizione gli farebbe torto.
E penso che più tempo passa più questo mondo, globalizzato e
interconnesso, riduca le possibilità di vivere queste esperienze.
Sta a noi andarci a cercare le rare occasioni. Anche ad un’ora di
macchina da casa si può trovare tutto; basta saper cercare i posti giusti
e andarci con lo spirito giusto.
Provate a spegnere il telefonino, a chiudere i contatti con il mondo, ed
andare in silenzio alla ricerca…..
Ma qui allora ritornerebbe ancora un’altra domanda dell’amico: “se queste
sensazioni le puoi provare anche vicino casa perché andare così lontano?”
Anche qui non c’è risposta. Gli potrei solo dire che è diverso.
Quando sono partito per il giro, sapevo che per me l’isola più bella del
mondo è a due passi da casa: Ponza/Palmarola (ponzesi a parte) e in senso
lato il Mediterraneo con il Meltemi dell’Egeo fanno parte del mio vissuto,
dei miei canoni, della mia appartenenza all’occidente….di me.
Ma le esperienze e le sensazioni vissute, sia nelle navigazioni sia in
molte terre toccate, così intense e diverse mi hanno dato molto e mi
rimarranno dentro per sempre.
Solo retorica?
Provare per credere!
Paolo
p.s. continuiamo ad andare in bolina verso le Azzorre.
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